Costruzione 203: Il cucinino (2) - porte e completamento della botola

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La prima volta in cui ho parlato del cucinino mi sono soffermato sulle caratteristiche generali del vano e sull'inizio della costruzione del camino e del lavabo.
Poco a poco i lavori sono andati avanti e a questi elementi si è aggiunta la bifora che si affaccia sul vicolo laterale. Adesso posso riprendere il discorso, iniziando per esempio dal completamento del pavimento in cotto.

L'apertura quadrata della botola, chiusa provvisoriamente da un tappo di gomma per proteggere l'interno del magazzino dalla polvere, verrà finalmente completata con l'inserimento di uno sportello dotato di anello in ferro per agevolarne il sollevamento. Per quanto riguarda la struttura in legno, si tratta di un semplicissimo doppio tavolato con una scanalatura lungo il bordo per adattarsi alla botola senza cadere all'interno del vano sottostante.


Il passo successivo è la verniciatura sia dello sportello che del pavimento, che assume così un colore decisamente più scuro, anche se con il tempo tornerà a schiarirsi parzialmente.


Non riempirò i giunti con il cemento come faccio di solito con i muri perché penso che ne altererebbe la resa cromatica.


Come si è già visto in alcune di queste foto, attorno al pavimento i muri hanno continuato a crescere e si sono arricchiti di nuovi elementi in corrispondenza delle porte.
Iniziando dalla porticina che dà accesso alla saletta d'angolo, si sono aggiunti gli stipiti in pietra e l'architrave, ottenuto riadattando un bassorilievo realizzato con lo Sculpey e risultato troppo grande per essere inserito in facciata.


Inoltre, con il tempo si è attenuato di molto il colorito bruno-rossastro assunto dal pezzo durante la cottura. Attualmente la sfumatura rosa che si vede nella foto in alto è scomparsa del tutto, grazie ad una (casuale) prolungata esposizione al sole.

L'infisso in legno ha una struttura molto semplice e del tutto simile a quella della cantina: un tavolato verticale incorniciato all'interno da un telaio e incardinato al muro tramite gangheri e bandelle di ferro ribattuto. Le novità sono rappresentate dall'uso di una sottile lamina in ferro per gli anelli delle bandelle e dal rudimentale chiavistello di chiusura, che ruotando su un perno centrale (corrispondente alla maniglia sull'altro lato) va ad incastrarsi con un gancio a 'L' collocato nel muro.



L'architrave, appoggiato direttamente sugli stipiti verticali, viene in un secondo momento rimosso per completare la cornice della porta con un altro listello di ardesia. Anche qui si tratta più di una scelta estetica che strutturale. Mi sembrava che la porta risultasse più completa in questo modo.




Questo per quanto riguarda la porta frontale. Quella posteriore, ad uso esclusivo del personale di servizio, darà direttamente accesso al vano scala (di qui passeranno i cibi e le portate provenienti dalla cucina vera e propria, posta all'ultimo piano).
Su questo lato la muratura mantiene le caratteristiche proprie della torre, con blocchi di maggiori dimensioni e rozzamente squadrati. La cornice della porta è chiusa in alto da un massiccio architrave che fa sembrare il tutto più uno scorcio di Machu Picchu che una casa genovese...


All'interno il vano viene chiuso in alto da un archetto ribassato, realizzato con il solito affettato di mattoni vecchi. Intanto continua la costruzione della mensolatura, che viene modificata per essere alloggiata all'interno del muro ed è completata da due peducci laterali.



L'infisso questa volta sarà doppio, anche se in una prima versione era prevista un'unica anta, giudicata poi troppo grande. In posizione aperta la porta avrebbe coperto buona parte della parete di fondo, per la quale ho in serbo ben altro. Di conseguenza, i primi due gangheri inseriti sono quelli di sinistra, per i quali avevo già previsto opportune scanalature.


Le seguenti foto illustrano la costruzione della porta e le varie modifiche attraverso cui è passata.
Partendo dall'anta unica...



...fino ad arrivare al taglio dell'infisso in due parti uguali, con l'aggiunta di un chiavistello centrale scorrevole e l'inserimento (a questo punto assai difficoltosa) di altri due gangheri nello stipite opposto.




Finalmente la cucina potrà essere chiusa, e questa è la prima condizione necessaria per la sua messa in funzionamento. Le preziose suppellettili e i cibi che essa dovrà ospitare non possono certamente restare accessibili a chiunque...
Ed ecco così spiegata (a posteriori) la presenza dei due leoni sulla porta d'ingresso! Sarà un monito sufficiente?


Lasciamo il padrone di casa a rimuginare su questa ed altre questioni.
Torneremo presto al cucinino, questa volta per completare il caminetto (che se siete stati attenti avrete già intravisto) e procedere all'arredamento finale...

MATERIALI:
ardesia, legno, mattone, fil di ferro, lamina di ferro colla bianca, colla da contatto, smalto trasparente
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, cutter, pennello, incudine e martello
MISURE (in cm):
porta frontale: 1,9 x 3,8 x 0,4
porta sul retro: 1,5 + 1,5 x 4,8 x 0,4
vano porta: 3,3 x 6 x 1,3



F.A.Q. (Español)

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  • ¿Qué es el "Domus project"?
Respuesta 1 - Es la reproducción a escala 1:50 de una casa nobiliaria de la tardía edad media genovesa, construida piedra tras piedra con materiales de construcción o similares.
No se trata de una maqueta de arquitectura ni de una casa de muñecas en cuanto trata de reproducir la estructura real no solamente en su aspecto exterior sino también en el método constructivo.

Respuesta 2 - Es una manera de dar salida a mi creatividad y ponerme un objetivo a largo plazo que me mantenga ocupado el cerebro y me impida perder tiempo con temas como política, tv, deporte y religión.

  • ¿Cuándo empezó la construcción?
Los trabajos en la Domus empezaron a principios de julio de 2009, después de varios meses de estudio y documentación previa. De todos modos el proyecto sigue evolucionando y se ha modificado mucho desde entonces, hasta incluir además de la casa señorial también una torre y estructuras más articuladas.

  • ¿Cuál es el calendario del proyecto?
No hay plazos. Mano a mano que la construcción irá avanzando contaré su evolución en este blog, esperando que haya álguien interesado en leerlo.
Todavía no tengo bien claro por cuántos elementos estará formado el complejo final, así que es más que probable que me acompañe por el resto de mis días (a falta de calamidades naturales o accidentes graves).

  • ¿Porqué precisamente una domus genovesa?
Para empezar, porqué soy genovés. En segundo lugar, porqué no existe un solo edificio medieval en toda Génova que haya guardado su aspecto original, y muchos de éstos están en muy malas condiciones. Siempre tuve la curiosidad de saber qué aspecto tenían en su época de oro.

  • ¿De dónde sacastes tus conocimientos de arquitectura?
Cursé estudios de arte, estudiando las bases de la arquitectura y del dibujo, pero nunca estuve interesado en la carrera universitaria. Trabajo profesionalmente como ilustrador y dibujante de cómics y ésta es mi página personal.
Las pocas, superficiales nociones de construcción medieval las adquirí a través de internet y de varios libros adquiridos expresamente para la realización de mi proyecto. Así que no soy un experto del sector y es más que probable que algunos aspectos de mi trabajo no sean atendibles al 100%. Yo siempre intento documentarme adecuadamente y lo demás lo aprendo por el camino...

  • ¿Puedo darte consejos o hacerte notar errores?
Por supuesto, ¡es tu deber moral hacerlo!
Pero si lo único que quieres decirme es que estoy haciendo un trabajo de m*****, quizás sea mejor que te limites a usar el sistema de calificación por estrellas que hay debajo de cada post.

  • ¿Dónde encuentras los materiales?
Por todas partes. En la calle, por el campo, en los ríos, en la playa...
Una parte procede de la basura o del reuso de otros objetos. Me estimula de forma particular la creación de algo nuevo con materiales desechados.
Todo lo demás (pegamentos, accesorios, herramientas) lo compro en tiendas de bricolage o ferreterías.

  • ¿Dónde se encuentra la Domus? ¿Es posible verla?
La obra de la Domus se encuentra en mi casa en Granada, España. Un poco lejos de su ciudad de orígen, pero al fin y al cabo, Colón también tuvo que viajar hasta aquí para poder empezar su viaje hasta las "Indias"...
La única manera de verla es contactándome por email conquistando mi confianza y hacer un viaje hasta Andalucía con parada en Granada. Pero el tamaño es tan reducido que podría revelarse una empresa decepcionante.

  • En fin, ¿Porqué lo haces?   
Porqué nadie me ha ordenado de hacerlo.

(Si tienen otras curiosidades, no duden en hacerme más preguntas en los comentarios. Si lo consideraré oportuno añadiré las respuestas a esta sección.)








[ESP] Construcción 60: Pavimentación del pórtico (1) - estudios y pruebas

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El pórtico, junto con los almacenes, representa la superficie de suelo más amplia que voy a tener que realizar, por lo menos en la planta baja. Este gran espacio cuadrado, sobre el cual se abre el arco ogival de la fachada, representa una parte muy importante en el complejo de la Domus. Aquí tiene lugar parte de la actividad comercial, pero es también un lugar de uso familiar, sobre todo en las grandes ocasiones. De hecho a menudo las casas medievales genovesas no disponían de un patio interior (algo que se haría más común en épocas posteriores), así que los dueños utilizaban este espacio para organizar eventos y celebraciones, por supuesto aprovechando la ocasión para lucir su riqueza delante del pueblo.

Mis primeros estudios para el diseño del suelo se orientaban hacia una repartición del espacio en 4 partes iguales, siguiendo el retículo de los muros construidos hasta ese momento. Toda la superficie estaría cubierta por losetas de pizarra dispuestas en diagonal alrededor de una cruz central (en un primer momento de mármol blanco). La prueba de al lado, efectuada sin cortar las piedras, tenía como objetivo visualizar esta solución.

Me di cuenta sin embargo que de esta forma el espacio no sería adecuadamente valorizado, mientras una pavimentación uniforme de todo el pórtico acentuaría aún más su extensión.

Tomé entonces en consideración la idea de realizar un suelo más irregular, disponiendo grandes losetas desiguales de manera más o menos casual, hasta cubrir toda la superficie. Ésta era una solución adoptada muy a menudo en la pavimentación de espacios exteriores, pero me parecía muy poco elegante para el pórtico principal de un palacio noble.
Así que opté para un diseño en dos colores, donde las piezas estén colocadas según un patrón preciso y repetido.
Tenía en la cabeza dos suelos en particular: uno va alternando grandes losetas negras de forma octogonal con otras más pequeñas cuadradas, de mármol blanco. Muy común en los edificios del casco antiguo, pero muy poco medieval (en la imágen, la terraza del Palazzo Rosso - 1671).


El segundo, también de piedras blancas y negras, lo pude observar en una terracita del Castello D'Albertis, excéntrico edificio del siglo XIX que a pesar de no ser medieval. reproduce y mezcla elementos góticos según el gusto de la época.


Este segundo modelo me pareció mucho más adecuado para el pórtico así que, como de costumbre, voy a realizar una pequeña prueba de corte y composición con las piedras.
El material usado será por supuesto la pizarra por lo que se refiere a las piezas oscuras, mientras los cuadritos blancos serán realizados con las mismas teselas cerámicas de la entrada principal.

En esta ocasión trato de estudiar un método de corte de la pizarra que me permita obtener en poco tiempo muchas piezas de igual tamaño, pero tras varios intentos efectuados con el Dremel y la regla metálica, acabo tirando la toalla. De hecho la pizarra, si cortada en tiras tan finas sin seguir su estratificación natural, resulta bastante frágil y se rompe antes de que el corte termine.
Así que voy dando forma a las losetas cortándolas una a una, perdiendo mucho tiempo pero obteniendo un mejor resultado.

Para terminar este primer capítulo "preparatoria" dedicado a la pavimentación del pórtico, les dejo una primera muestra de composición del suelo:


Y un estudio a lápiz realizado antes de la puesta final:






[ESP] Construcción 59: El gato negro (5) - ritual propiciatorio

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Parece haber llegado el momento de escribir el último capítulo de esta historia.
Me refiero por supuesto al caso del pobre Cagliostro, el gatito negro que ya desde hace tiempo se encuentra encerrado en una jaula en el recinto de la Domus.
Como ya me habían anunciado, el fraile español amigo de la señora ya se encuentra en Italia, y por lo visto acaba de llegar a la ciudad escoltado por los soldados pontificios que le están acompañando hacia sus tierras castellanas.
Tras descansar por la noche en el hospital de la Commenda de Prè, ha encontrado a su devota admiradora con la cual se ha retirado en oración durante todo el día (y bien contentos).


Hace unos minutos ha llegado aquí un mensajero con una nota de la señora, en la cual me explica con todo detalle lo que hay que hacer para que el ritual del padre Samater pueda llevarse a cabo de la mejor manera. Deberá hacerse todo en esta noche de luna llena y no habrá otra ocasión.
Intentaré satisfacerla una vez más, aunque de malas ganas, pero cuando llegue el momento deberán prescindir de mi. No tego ninguna intención de participar a esta estupidez supersticiosa. En mi carrera de constructor he tenido ocasión de levantar decenas de edificios más o menos grandes, y en ningún caso fue necesario efectuar rituales propiciatorios ni mucho menos sacrificios de animales. En algún caso, justo unas invocaciones a la Virgen por parte de los futuros inquilinos...

Sea como sea, aquí está lo que me pidieron preparar:

Este pergamino, hecho con una tira de papel de arroz de una vieja lámpara, enrollada alrededor de un palillo de dientes, lleva el texto de la invocación en latín que el fraile leerá durante el ritual.
Además harán falta dos velas y el gato, al cual he suministrado un poco de opio con el último vasito de leche.
Después de dar lectura a la invocación, el pergamino será quemado y el gato quedará murado dentro de la Domus. Una vez muerto, su espíritu no abandonará el edificio, sino que quedará eternamente vinculado a él, ejerciendo la función de guardián y protegiéndolo de los malos espíritus y de la malasuerte.


Para que el ritual sea efectivo es indispensable una pequeña cantidad de sangre del constructor (o sea yo) y por lo menos un pelo de un gato negro de verdad.
El primer ingrediente ya está incorporado, desde el momento en que me corté inadvertidamente tallando unas piedras. Una gota de mi sangre cayó precisamente sobre el gato, manchando su hocico.
El segundo elemento lo recupero gracias a uno de los famosos gatos de la Alhambra de Granada, que frotándose con mis piernas me dió la ocasión de recoger algunos pelos.


Ya no falta nada, así que antes de que llegue el siniestro fraile me voy a marchar de aquí. Mañana cuando vuelva espero que esta historia habrá terminado una vez por todas.

A continuación les dejo el texto de la invocación de Guarnerius Samater, por si quieren seguir el ritual junto a él.

 "Repello te, spritus nequam; tibi denuntio
per Deum verum, ut exeas ac discedas ab
hoc loco, neque huc unquam redeas; tibi
impero in nomine Illus qui te superavit
ac devicit in patibulo crucis, cujus virtute
in aeternum revinctus fuisti et allegatus.
Tibi praecipio ne unquam deinceps omnes
habitantes in hoc habitaculo perturbes.
Visita quaesumus Domine,
habitationem istam, et omens
insidias inimici ab ea longe repelle;
Angeli tui sancti habitent in ea, qui nos
in pace custodiant et benedictio tua sit
super nos semper. 
Per Christum Dominum nostrum. 
Amen"

Me parece haber oído unos pasos por el callejón, probablemente ya están aquí. Me voy. ¡Suerte!