Costruzione 183: Archetti pensili in pietra (2)

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Dopo aver posizionato tutte le mensole in pietra, è giunto il momento di costruire i 22 archetti che incorniceranno il livello del piano nobile lungo la facciata della Domus.

Da tempo mi ero posto il problema di come realizzarli, temendo che in questo caso non mi sarebbe stato possibile restare fedele alle tecniche originali. L'apertura ogivale, infatti, veniva ricavata scavando una faccia di un unico blocco fino al livello del muro sottostante.
Un'operazione tutto sommato non troppo complessa da realizzare in dimensioni reali, ma mantenere la stessa precisione su una pietruzza larga un centimetro è tutt'altra storia.
Senza contare che con gli strumenti a mia disposizione non credevo possibile scavare agevolmente la pietra in quel modo.

Nel disegno a destra illustro come pensavo di risolvere il problema. Invece di realizzare gli archetti in un unico blocco, li avrei "assemblati" in tre diversi pezzi: due per formare l'arco ogivale e uno per chiudere lo sfondato. Il risultato non sarebbe stato molto dissimile da quello reale, con l'unica differenza visibile della giuntura tra le due metà dell'arco.

Quando però arriva il momento di iniziare i lavori, decido di fare un tentativo e realizzare il primo archetto in modo "tradizionale", mettendo alla prova una serie di punte diamantate per il Dremel recentemente acquistate.

Nulla di troppo dispendioso né (probabilmente) di grande qualità, ma che tutto sommato potrebbe rivelarsi utile nella lavorazione dei dettagli architettonici e d'arredamento.

Venendo al sodo, la realizzazione dell'archetto inizia con il taglio del parallelepipedo da uno dei listelli di ardesia (in questo caso il più spesso che avessi a disposizione). Il pezzo deve essere collocato in modo che gli strati della pietra risultino verticali e paralleli alla facciata, in caso contrario rischierebbe di sfaldarsi durante la lavorazione.
Tagliato il primo blocco, incido a mano il profilo dell'archetto sulla superficie esterna, e lo vado a scavare con il Dremel e una punta sottile. Poi, con una fresa cilindrica un po' più grossa, rimuovo il materiale all'interno dell'arco, facendo attenzione a non oltrepassare in profondità il livello dello sfondato.


In questo breve video, una fase della lavorazione:



Il pezzo così ottenuto non ha ancora le dimensioni esatte dell'archetto definitivo. In particolare la profondità risulta insufficiente e andrà ulteriormente perfezionata, ma il grosso del lavoro è fatto. Da qui in poi si tratta di piccoli ritocchi e di adattare ogni elemento allo spazio in cui andrà collocato.



Infatti, anche se in teoria gli archetti dovrebbero essere tutti uguali, vi sono minime differenze tra uno e l'altro (che l'occhio a prima vista non coglie) e si rende necessario numerare i pezzi non ancora incollati per non confonderne la collocazione.


Il primo archetto completato non è in realtà il primo ma il terzo. I primi due sono stati scartati a causa di errori di percorso, ma sono serviti per rendermi conto che effettivamente potevo procedere in questo modo e abbandonare l'idea degli archetti composti.
Dopo i primi tre archi, e una volta risolte le prime difficoltà, il lavoro risulta più semplice e ripetitivo. Temevo che la storia degli archetti me la sarei trascinata dietro per settimane, invece in un paio di pomeriggi erano già tutti fatti e pronti ad essere incollati.






Una volta fissati, posso livellare per bene la superficie superiore, sulla quale poggerà la cornice marcapiano, anche questa leggermente in aggetto.
Prima di questo ulteriore elemento, però, sarà necessario tornare a concentrarsi sulla struttura interna (volte, solai, pavimenti), giacché la crescita dei muri ne intralcerebbe la costruzione.

La facciata per ora può attendere, e sfoggiare orgogliosa la sua bella fila di archetti in pietra...



MATERIALI:
ardesia, colla bianca
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, Dremel con set di punte diamantate, lime, livella, righello, punteruolo
MISURE (in cm):
blocco: 1,6 x 1,1 x 0,8
archetto: luce 1,1; altezza 0,8; profondità 0,3



Costruzione 182: Pavimento del piano nobile (1) - la soletta

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Con la posa del tavolato, la struttura del solaio in legno del fondaco e del loggiato risulta completata. Ora le due parti sono unite in un'unica grande superficie, che farà da base per il pavimento del salone.
A differenza del piano ammezzato e dei piani superiori, questo livello verrà pavimentato in pietra, e per quanto riguarda il salone principale si tratterà di marmi policromi.


Prima di tutto definisco con precisione il perimetro del vano con l'innalzamento dei muri, tenendo conto del fatto che a partire da questo piano la sezione delle pareti sarà leggermente inferiore a quella dei piani precedenti. Sulla facciata, inoltre, la presenza degli archetti pensili permetterà un leggero spostamento in aggetto del perimetro esterno, guadagnando spazio all'interno del locale.



Tra il tavolato in legno e la pavimentazione lapidea sarà necessaria una soletta d'appoggio per le piastrelle, che è mia intenzione realizzare in cemento per avvicinarmi il più possibile ai materiali da costruzione reali. Trattandosi di uno strato molto sottile (1mm), prendo anche in considerazione l'idea di mescolare al cemento una certa quantità di colla vinilica per dare maggiore presa ed elasticità al composto. Precedenti tentativi di questo tipo però, non avevano dato buoni risultati, quindi lascio perdere la colla e preparo del semplice cemento (senza sabbia per ottenere una superficie più liscia), per poi applicarlo sul tavolato leggermente inumidito.


Durante la posa del tavolato, avevo sistemato alcune assi di taglio per poterle usare in seguito come guide per il livellamento della soletta. In questo modo la superficie risulta divisa in tre settori indipendenti, accorgimento utile per limitare eventuali rotture. In realtà tutto questo servirà a ben poco visto che, come vedremo tra breve, l'operazione andrà ripetuta da capo.



La superficie così creata risulta perfettamente liscia e uniforme, e sembra che il lavoro sia perfettamente riuscito. Purtroppo, nonostante il mio accorgimento di mantenere umido il cemento per consentirne l'asciugatura graduale, con uno spessore così ridotto si rivela inaffidabile. Lo strato di cemento appare sì resistente, ma toccandolo col dito mi rendo conto che non fa presa sul tavolato sottostante e tende a incurvarsi verso l'alto. La rottura della soletta una volta posato il pavimento (magari durante un trasporto o un semplice sobbalzo), rappresenta un rischio che non ho intenzione di correre.
Decido di mettere alla prova la resistenza della superficie, e come volevasi dimostrare, la soletta si incrina sotto i leggeri colpi delle dita.
Tanto vale spaccare tutto e ripartire da zero (o quasi, visto che la sezione centrale risulta più resistente e non si rompe, forse per via della sua estensione ridotta o per il tipo di legno diverso che ricopre quel tratto di solaio).


L'originale composto col quale realizzerò la nuova soletta non prevede più l'utilizzo del cemento, ma un mix in parti uguali di colla vinilica e sabbia.
Una volta ripulito il solaio dai resti di cemento, applico il nuovo "letto di malta" con la spatolina, ricoprendo tutta l'area del salone ad eccezione della suddetta fascia centrale.


La stesura del materiale è un po' più difficoltosa rispetto al cemento, in quanto la colla tende ad attaccarsi agli strumenti e una volta formatasi la prima pellicola superficiale non può più essere ripianata con la spatola. Inoltre, asciugando tende a ritirarsi perdendo volume. Ne risulta una superficie meno liscia e perfetta, ma questa volta infinitamente più resistente.
Di fatto, se adesso volessi rimuovere la soletta mi sarebbe impossibile senza asportare anche il tavolato in legno.


Su un lato del salone è visibile una piccola area rettangolare nella quale inserirò la base del grande camino in pietra. Forse avrei potuto collocare anche quella sopra la soletta, ma per qualche motivo che neppure io ho ben chiaro mi sembrava più logico appoggiarla direttamente sulle assi. Comunque di quello parleremo più avanti, così come del pavimento vero e proprio, che inizio ad assemblare in separata sede per poi collocarlo in loco una volta completato.
Ecco qua un piccolo assaggio...



MATERIALI:
ardesia, colla bianca, cemento, sabbia
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, spatole, righello
MISURE (in cm):
spessore soletta: 0,1
perimetro salone: 14,2 x 32