Costruzione 114: Sottosuolo del vicolo laterale (2) - "finestra archeologica"

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Nel mettere in pratica ciò che precedentemente avevo ipotizzato, alcuni dettagli subiranno inevitabilmente delle modifiche. Il soggetto di base però resta lo stesso: una "finestra" che permetta di sbirciare nel sottosuolo alla scoperta di resti archeologici nascosti, magari appartenenti alle stesse fondamenta su cui è costruita la Domus.

Mentre inizialmente ipotizzavo la presenza di resti romani, evidenziati dalla composizione del muro ad opus reticulatum (vedi disegno), in seguito opterò per una struttura compatibile a quella della torre, probabilmente l'elemento più antico di tutto il complesso (almeno nella parte bassa).
Potrebbe trattarsi di una vecchia torre difensiva collegata alle mura della città ed inglobata successivamente dalla costruzione della Domus...
Queste però sono solo supposizioni, non supportate da prove documentarie certe.

La caratteristica principale di questa finestra sarà la forma circolare, anche questa all'inizio soltanto ipotizzata a causa della difficoltà di realizzazione. Vorrei infatti preservare l'interno dalla polvere e l'ideale a questo scopo sarebbe l'uso di un vetro o di un plexiglass trasparente, anche se preferirei evitare l'uso della plastica.
Se però ho qualche chance di riuscire a tagliare l'ardesia nella forma desiderata (anche in caso di errore il materiale non manca), per quanto riguarda il vetro non so proprio che pesci pigliare.

A questo punto il caso viene in mio soccorso: la lampada da tavolo che uso durante il lavoro manca del vetro di protezione. Anni fa infatti lo avevo rimosso per evitare il surriscaldamento della lampadina, riponendolo in un cassetto in mezzo a tante cianfrusaglie.
Con una buona dose di fortuna riesco a recuperarlo quasi subito e ne faccio l'elemento di partenza per la costruzione della mia finestra.


Una volta realizzati i pezzi che comporranno il paramento esterno, è il momento di passare al suo contenuto.

Usando come base due blocchi di ardesia piuttosto grossi, inizio la posa delle pietre, formando un muro che rappresenta un ideale proseguimento di quello della torre. La finestra infatti si colloca esattamente sotto la base di quest'ultima.
Sulla sinistra, un piccolo archetto in mattoni dà accesso ad un corridoio sotterraneo, che verrà poi ostruito da terra e detriti, risultando visibile solo di scorcio.
Successivamente inserisco anche una pietra più grossa, come se in quel punto la muratura poggiasse direttamente sulla roccia sottostante. Ho raccolto parecchie di queste pietre sul greto del torrente Scrivia e mi torneranno utili per la costruzione del selciato stradale e per buona parte della torre, approssimandosi molto ai materiali realmente usati nelle costruzioni medievali genovesi.


Dopo la roccia è la volta dell'anfora, unico elemento rimasto inalterato fin dai primi studi. Per ora si tratta solo di una prova di posizionamento, poi il vaso di terracotta andrà verniciato e "sporcato" adeguatamente. In questa fase devo prestare particolare attenzione a che gli elementi non sporgano troppo dalla base. Questo infatti ostacolerebbe la posa della lastra di ardesia che dovrà essere perfettamente verticale e in linea con la base in cemento.

Nel frattempo, usando come supporto un cilindro di cartone, sto costruendo mezza volta in pietra con la quale chiuderò la parte superiore della camera sotterranea. Una volta chiusa, questa poggerà sulla lastra perimetrale, proiettandosi idealmente verso l'esterno.


Dopo una prima riempitura dei giunti con boiacca di cemento, preparo un letto di terriccio, sassolini e cemento che fungerà da base per l'anfora, adesso ben rifinita e pronta a fare la sua parte.
Per uniformare il tutto, spargo un po' di sabbia che fisso con qualche leggera spruzzatina di colla spray.


La parte inferiore della "camera segreta" è praticamente completata.
Ora devo inserire la volta di copertura, che nel frattempo si è irrigidita ed è stata rimossa dal supporto di cartone.
Per sorreggerla il tempo necessario all'asciugatura della colla, monto provvisoriamente la lastra inferiore e un paio di pietre a caso.
Giusto per curiosità, si tratta di un ciottolo di fiume (ne parlavo prima) e di uno scarto di lavorazione di un marmista che presenta prove di taglio circolare.


Nonostante i mezzi rudimentali, anche il cerchio da me ritagliato sulle lastre di ardesia non è venuto malaccio, e quella che segue è un'anteprima dell'aspetto che avrà la finestra una volta chiusa.



MATERIALI:
ardesia, vetro, pietrisco, cemento, sabbia, terriccio, smalto trasparente, colla bianca, colla spray
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, lime, Dremel con disco diamantato
MISURE (in cm):
diametro finestra: 6
spessore ardesia: 0,6



Construcción 16: Cancela de hierro

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Ha llegado el momento de probar el uso de otro material: el hierro.

¿Qué tienen en común tres rollos de alambre, de diferentes diámetros y colores, recogidos en la calle en tres distintos lugares tan lejanos entre ellos?
Es evidente: los tres han sido seleccionados para participar en el Domus project!

De hecho, tras haber empezado la construcción de la casa, comencé a mirar a mis alrededores en busca de viejos alambres oxidados, imaginando que me resultarÍan útiles para la construcción de algunos elementos de adorno. Entonces estaba pensando precisamente en el sujeto de este post, es decir una cancela para el túnel subterráneo.

Para dar un aspecto real al conjunto era necesario utilizar un alambre viejo, oscurecido por el tiempo y quizás un poco oxidado. Los que se encuentran actualmente en los comercios están tratados para ser inoxidables, y mientras para el cliente habitual esto representa sin dudas una vetaja, para mi era lo opuesto.
Estos son las tres clases de alambre que tengo a mi disposición: uno más fino y oxidado, recogido en las vÍas de la pequeña estación de trenes de Lavaña, en Italia; otro más gordo encontrado por las calles de Granada, y un tercero de color más gris, gordo pero fácil de doblar, sacado de una bolsa de escombros en Barcelona.


Para la construcción de la cancela usaré los primeros dos, dejando el tercero para un uso futuro.
Me pongo delante del pc y abro una imágen de un pasillo de la Alhambra en la que aparece una cancela parecida a la que yo quiero realizar.
Primero corto el alambre más grande en barras un poco más bajas que la bóveda del túnel, luego las ato entre ellas con el alambre más fino. Como no puedo soldarlas, estudio un modo para enlazar los diferentes elementos de la forma más regular posible, ayudándome con uno pequeños alicates.
Tras los primeros intentos le tomo un poco de confianza y construir la estructura de la cancela no resulta ser una tarea tan difÍcil. El único aspecto más delicado es representado por la distancia entre las barras verticales, que ha de ser constante.
Y aquÍ está la cancela (casi) terminada:


Aún faltan la cerradura y las bisagras que lo anclarán a la pared del túnel.Mancano ancora la serratura e i cardini che lo fisseranno alla parete del tunnel. El cerrojo lo realizo doblando un segmento de alambre que casualmente está medio aplastado, recordando la forma de un manillar. Con el alambre que sobra voy construyendo los aros para el cerrojo, que en estas imágenes resultan un poco bastos pero que seguidamente retocaré.
Entonce puedo probar a montar la cancela en su sitio para ver si el efecto me convence.


Me doy por satisfecho y sigo con los últimos retoques antes del montaje definitivo, que dejaré para cuando el sótano esté terminado.




Costruzione 113: Sottosuolo del vicolo laterale (1) - prove e studi

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Dopo averle tralasciate fino ad ora, credo sia giunto il momento di metter mano alle strutture sotterranee esterne alla Domus. Prima di iniziare la scalata verso il primo piano, con tutto quello che ciò comporta (arcate del loggiato, scale e volte di copertura, ecc), vorrei veder completate le vie pubbliche che corrono su due lati dell'edificio: sul fronte, un vicolo in leggera pendenza, lastricato e carrabile, sotto al quale scorre un piccolo rivo coperto; lateralmente, una salita stretta e ripida parzialmente scalinata che raggiunge l'ingresso secondario superando il prospetto esterno della torre.

Nonostante sia passato tanto tempo da quando pensai per la prima volta alla realizzazione di queste vie ed al riempimento del sottosuolo, mi trovo a dover affrontare un lavoro ancora pieno di incognite, soprattutto a causa della mancanza di prove convincenti.
Facciamo un salto indietro di un paio d'anni e vediamo quali sono queste prove.

Inizialmente vorrei realizzare un riempimento piuttosto grezzo, con l'utilizzo di casseforme che una volta rimosse lascerebbero visibili i materiali di cui il sottosuolo è composto: pietrisco, sabbia, cemento o altro. Il grande dubbio riguarda la resistenza del suddetto riempimento, che se troppo fragile rischia di sgretolarsi sui bordi rilasciando continuamente residui che renderebbero difficoltosa una sua eventuale pulizia e conservazione. Per questo effettuo un primo test usando la colla come legante.


Il risultato non mi convince. La colla, in così grande quantità, tarda troppo ad asciugare e non perde del tutto il suo colore biancastro. Il giorno dopo l'unica parte asciutta è la superficie esposta all'aria, mentre il resto del blocco rimane molliccio e facilmente deformabile.

Usando solo cemento al posto della colla il risultato sarebbe sicuramente più resistente, ma vorrei evitare che il sottosuolo assuma lo stesso grigio della base, per rendere evidente che si tratta del terreno naturale.
Di conseguenza decido di mescolare il cemento con un terriccio misto a ghiaia che ho raccolto ai margini di un vialetto in terra battuta, aggiungendo al composto anche un po' di colla diluita in acqua.


Il blocco di prova è duro e resistente ed assume un discreto color marroncino, anche se sulle superfici non resta traccia della ghiaia come io avrei voluto...

Torniamo al presente.
Sulla base delle precedenti prove decido di procedere con terriccio e cemento, e a questo scopo costruisco la cassaforma che mi permetterà di versare il composto direttamente a ridosso dei muri.
Per dare maggiore appiglio al cemento, sfrutto alcune rientranze e fessure tra le pietre per inserire alcune viti e del filo metallico. Quest'armatura impedirà che in futuro il vicolo collassi lateralmente staccandosi dal resto della costruzione.


Lo stampo in legno presenta alcuni perni che mi serviranno per ottenere dei fori nel cemento (il loro scopo verrà svelato più avanti - molto più avanti) ed un tubetto metallico attraverso il quale passerà una delle lampadine che illuminano i sotterranei.
Verso il cemento  dentro la cassaforma e aspetto (im)pazientemente che asciughi per vedere se il risultato del mio lavoro mi convince ad andare avanti in questo modo o se è necessario studiare un altro metodo.



Ok. E' necessario studiare un altro metodo.

Mi prendo un momento di pausa e aspetto che si accenda la lampadina con un'idea folgorante che mi faccia superare questa tremenda delusione.
Quando finalmente vedo la luce, la voglia di vedere realizzato quello che ho in testa è incontenibile. Ho capito qual era il mio errore: volevo riempire in quattro e quattr'otto il sottosuolo per procedere velocemente al completamento dei vicoli, dimenticando che non è questo il modo in cui deve prendere forma la Domus: ogni angolo ha un perché; ogni superficie, per quanto insignificante, ha delle potenzialità che vanno studiate e portate a maturazione.
In questo caso, il sottosuolo può offrire molto più di una semplice parete marrone e qualche crepa, e poco importa se per finire il lavoro tarderò più del previsto.

Foglio e matita alla mano, abbozzo quelle che saranno le caratteristiche di base del sottosuolo. Le superfici laterali verranno interamente foderate da lastre di ardesia, tranne nei punti dove si aprono il corridoio sotterraneo e il fiume (di cui già da tempo ho realizzato il greto). Inoltre vi sarà un'altra apertura circolare dalla quale sarà possibile osservare uno scorcio di un ambiente nascosto. Qui avrò modo di dare sfogo alla fantasia, e le ipotesi non mancano: strutture di epoca romana? Stanza sotterranea segreta? Stratificazione di materiali e resti umani? Cosa si nasconde sotto la Domus?




(continua...)

MATERIALI:
colla bianca, sassolini di mare, cemento rapido, terriccio, pietrisco, filo metallico inossidabile, viti in acciaio, tubo in alluminio
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, pentolino, spatolina, paletta, legno,
MISURE (in cm):
28 x 3,8



Costruzione 112: Madonna in legno policromo (2) - doratura e verniciatura

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Come ho spiegato nella prima parte, l'idea di intagliare una statuetta votiva nasce principalmente dalla ricerca di qualcosa da inserire all'interno della nicchia d'ingresso. C'è però anche un motivo più "tecnico" che mi porta a questa scelta: da tempo sto studiando la possibilità di realizzare qualche oggetto dorato, possibilmente seguendo la tecnica tradizionale della doratura a foglia d'oro.


La cosa potrebbe sembrare eccessiva, in fondo stiamo parlando di elementi di contorno e un trattamento del genere complicherebbe inutilmente il lavoro. In realtà il mio è semplicemente il tentativo di mettere a frutto la conoscenza con una persona che si dedica a quest'attività da una vita e che sarebbe disponibile a partecipare al mio progetto (pur non avendolo mai visto).
In fondo sono convinto che le cose non avvengano mai "per caso" e che noi stessi richiamiamo le situazioni in cui ci veniamo a trovare, belle o brutte che siano. Sta a noi saperle sfruttare al meglio.

All'interno di una domus medievale non sono molti gli elementi che si possono prestare ad essere dorati: niente cornici, specchiere, ornamenti sfarzosi... diverso sarebbe se mi trovassi a realizzare una chiesa o un edificio barocco, ma non è questo il caso.
Le immagini sacre però presentano spesso parti in oro, che in quanto materiale prezioso aggiunge valore economico e impatto emotivo all'opera.

La mia Madonna con bambino è ormai pronta per essere rifinita con il colore, quindi partirò proprio dalla doratura del mantello.
Pur avendo a disposizione alcuni piccoli fogli d'oro (che vedrò di utilizzare in futuro) opto per una doratura meno tradizionale che possa essere effettuata a pennello.
Mi tornerà quindi utile un po' di porporina fornitami da Manolo "el dorador" all'interno del suo atelier, mescolando una piccola quantità di polvere con qualche goccia d'alcool.


La stesura della patina dorata è cosa di pochi secondi. La superficie da verniciare è così piccola che ora l'idea di partenza di eseguirla con la foglia d'oro mi fa anche un po' sorridere.


Una volta asciugata la porporina è la volta del colore a tempera: blu per la veste della Vergine, rosso per quella del bambino, poi un rosa diluito per i volti (che sul legno diventa bruno) e qualche tocco di nero qua e là.


Inizialmente ripasso con un pennarello nero anche la corona per abbassarne il profilo, ma successivamente eliminerò questo ritocco.
Per quanto riguarda i volti, non mi arrischio a disegnare i lineamenti, che a quelle dimensioni potrebbero risultare grotteschi. L'occhio non ha bisogno di tanti dettagli e per poter ricostruire un viso sono sufficienti due puntini al posto degli occhi.


Un'ultima considerazione che non ha nulla a che vedere con la realizzazione della statuetta (o forse sì?): il caro Costantinus, che da tempo ormai soffre di seri problemi comportamentali, oltre al fatto che asserisce di vedere la Vergine e di udirne la voce, da qualche giorno non si presenta al lavoro.
Dopo aver interpellato i suoi compagni, che non hanno saputo dirmi nulla che già non sapessi, sono andato a rivedermi le registrazioni video dell'ultima settimana e questo è ciò che ho trovato:


Non ho la minima idea di cosa sia quell'affare, ma senza ombra di dubbio non si tratta della Vergine Maria. Per il momento non ne farò parola con nessuno, tanto meno con la signora della casa. Se dovesse pensare anche solo per un momento che il cantiere è sotto l'influsso del Maligno sarebbe capace di mandare a monte il progetto, e arrivati a questo punto non credo proprio sia il caso...


MATERIALI:
porporina, tempere, pennarello nero
STRUMENTI:
pinzette, pennellino
MISURE (in cm):
altezza (inclusa la corona): 1,9
base: 0,5 x 0,6