Costruzione 175: Mattoncini in argilla

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Il post in assoluto più visitato di questo blog è sicuramente quello relativo alla fabbricazione dei mattoncini con il Das. Diciamo che, per quanto riguarda i motori di ricerca, è un po' il mio cavallo di battaglia.
Nonostante questo, fin dall'inizio la scelta del Das come materiale fu quasi obbligata, non avendo a disposizione le attrezzature necessarie per realizzare i mattoncini in argilla (come avrei voluto).
L'uso di questo surrogato ha sempre rappresentato una pecca nella mia continua ricerca di materiali il più possibile vicini a quelli "originali", anche se finora si è dimostrato efficace e di facile applicazione.
Da tempo stavo valutando la possibilità di realizzare i mattoncini in modo differente, testando diversi materiali e tecniche. Una delle prove portate a termine (quasi) con successo, è rappresentata appunto dall'uso dell'argilla artistica, di cui acquistai un pacchetto da mezzo chilo.

Il metodo tradizionale


La tecnica in realtà è esattamente la stessa utilizzata con il Das: sulla tavoletta di parquet con mattarello, squadra e spatola. Ciò che cambia sono i tempi di asciugatura (leggermente più lunghi) e, appunto, il materiale usato.
I mattoncini in argilla si presentano più lisci e dagli spigoli più netti rispetto a quelli in Das, che assumono un aspetto che definirei "pastoso". In generale, questi assomigliano molto di più a veri mattoni nuovi di fabbrica.

Fin qui tutto bene. Poi, non disponendo di un forno adatto, ho voluto verificare la possibilità di utilizzare altri metodi di cottura, in particolare la tecnica con forno a segatura. Il mio (patetico) tentativo, portato a termine utilizzando un vecchio vaso come forno, non ha dato risultati degni di pubblicazione. Inoltre, in questo modo, il colore dei mattoncini veniva eccessivamente alterato dal processo di cottura.
Di conseguenza, pensai di impiegare i mattoncini così com'erano, trattandosi comunque di una struttura non pensata per essere esposta alle intemperie.

Nelle mie intenzioni, le arcate del fondaco sarebbero state i primi elementi della Domus costituiti da mattoncini in argilla. La resistenza di questi mattoncini crudi era paragonabile a quella dei loro cugini in Das. La prova sul campo, però, ha messo in evidenza il loro punto debole.
Probabilmente a causa della superficie così liscia, la colla non fa buona presa, allungando esageratamente i tempi di asciugatura e risultando debole perfino una volta secca.
L'arco così composto si disfa troppo facilmente, impedendo il proseguimento dei lavori.


Ecco dunque qual era il pregio del Das: la capacità di assorbire l'umidità della colla grazie alla sua porosità facilitava l'assemblaggio dei pezzi rendendo il tutto più resistente in tempi brevissimi!
Comunque, diciamo che avendo a disposizione un normale forno per terracotta, questo appena descritto sarebbe il metodo "normale" per ottenere dei buoni mattoncini in cotto.

Il metodo Domus

Giuseppe Verdi, Don Camillo, Michelangelo Buonarroti e la teoria dei frattali hanno contribuito in egual misura allo sviluppo di questo nuovo metodo per la realizzazione dei mattoncini.

Per quanto riguarda i primi due, ne ho già parlato in un recente post. La facilità con cui la scheggia di mattone della chiesa di Roncole si è convertita in vari mattoncini in miniatura, ha messo in moto un meccanismo mentale che trova il suo naturale sbocco nell'elaborazione di questa legge fondamentale della modellistica:

"Ogni mattone contiene al suo interno un numero variabile di mattoncini più piccoli, proporzionalmente alla scala di riduzione del modello originale"

Questa enunciazione si riallaccia direttamente alla definizione di "frattale", ovvero un "oggetto geometrico che si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, mantenendo lo stesso aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento".

E in tutto questo come entra Michelangelo?
Semplicemente per via del procedimento con cui otteniamo i mattoncini, cioè per sottrazione di materia. L'azione del levare è quella che ci porta ad estrarre i mattoni dalla materia prima, al contrario del mettere che ha dato come risultato tutti i mattoncini realizzati fino ad ora.

Ma vediamo cosa significa questo nella pratica:

Prima di tutto, recuperiamo un bel mattone pieno da qualche vecchio edificio in rovina. Basta guardarsi un po' intorno e non sarà difficile trovare case abbandonate o in demolizione (senza per forza andare a togliere materiale dalla casa del vicino, che poi rischia di cadere sporcandoci il giardino).


Questa sarà la materia prima per i nostri mattoncini. Prima di poter procedere alla lavorazione, però bisognerà assicurarsi che il materiale sia ben asciutto lasciando il pezzo esposto al sole per qualche giorno o se il tempo è piovoso, scaldandolo su una stufa. In questo modo elimineremo tutta l'umidità in esso contenuta, cosa facilmente rilevabile tramite la notevole diminuzione di peso del mattone.

Ora che il materiale è pronto, si può procedere al taglio. Io uso una normale sega per legno, in quanto ho verificato che questo tipo di argilla è piuttosto tenero e questo mi permette di evitare grandi polveroni. Non tutti i mattoni hanno la stessa durezza, comunque, e potrebbero essere necessari altri mezzi più efficaci. I mattoni antichi sono quelli più porosi e che si prestano meglio ai nostri scopi.
Le fette così ottenute andranno poi tagliate in strisce, e queste potranno essere segmentate in piccoli parallelepipedi con l'uso delle tenaglie.

Ognuno di questi blocchetti, opportunamente sagomato sulla carta vetrata, diventerà UNO dei nostri mattoncini.
Eh sì, è un metodo decisamente più lento rispetto a quello della tavola e c'è un notevole spreco di materiale, sia nella fase di taglio che di rifinitura, ma secondo me il risultato vale assolutamente la pena.
Adesso non otterremo più delle semplici imitazioni in Das di mattoni da costruzione, ma dei veri mattoni in cotto, ben stagionati, e che per giunta provengono dal riuso di autentici materiali da costruzione.
Cosa potremmo chiedere di più?


Per quanto riguarda la praticità d'uso, effettivamente i tempi di asciugatura della colla sono un po' più lunghi rispetto al Das, ma una volta che questa è secca le strutture risultano ben resistenti.
Come per gli altri mattoncini, con la carteggiatura si possono ottenere diverse forme, utili per la realizzazione di elementi speciali quali archi, volte, ecc.

Giusto perché vi facciate un'idea, ecco qui il primo utilizzo pratico dei nuovi mattoncini nella costruzione della Domus:


Il resto, lo vedremo strada facendo...

MATERIALI:
argilla, vecchi mattoni, colla bianca
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, sega
MISURE (in cm):
In media 0,2 x 0,4 x 0,6



Pietre famose 2: Chiesa di San Michele Arcangelo a Roncole Verdi (Parma)

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E' arrivato il momento di inserire nella muratura della torre un'altra pietruzza di nobili origini.

Come già avevo anticipato nel precedente post, questa volta la provenienza è italianissima.
Il 1° maggio 2012 mi trovavo a Roncole Verdi insieme ad altri autori per presentare il quarto volume del "Don Camillo a fumetti" (se volete saperne di più vi rimando al sito dell'editore ReNoir).
Don Camillo a fumetti
Il luogo era alquanto suggestivo, trattandosi della casa-museo di Giovannino Guareschi, autore della famosa serie di racconti con protagonisti appunto Don Camillo e l'onorevole Peppone.
Dopo la presentazione (e un lauto pranzo), fu d'obbligo una visita di gruppo alla tomba del Guareschi, quasi a voler chiedere l'approvazione del maestro per il lavoro che stavamo operando sui suoi personaggi.
Per raggiungere il cimitero, che si trova a pochi metri dalla casa e dal ristorante, dovemmo costeggiare la chiesa parrocchiale.

Casa natale di Giuseppe Verdi
Ora, Roncole Verdi non è un vero e proprio paese con un centro ben delineato. Si tratta più che altro di un gruppo di case più o meno sparse in mezzo ai campi ed unite dalla strada che va verso Busseto (in provincia di Parma). Una di queste case, nel 1813 vide nascere un altro personaggio illustre che finì per aggiungere il suo nome a quello della frazione originale ("Le Roncole"). Sì, avete indovinato: sto parlando di Giuseppe Verdi, il celebre compositore.
Gruppi di turisti e bandierine tricolori appese ad ogni finestra stavano lì a ricordare quell'evento.

Mentre ci avvicinavamo al cimitero, il nostro anfitrione ci raccontava come, durante gli anni dell'infanzia, il maestro frequentasse la parrocchia di San Michele Arcangelo ed apprendesse i primi rudimenti di musica dall'anziano parroco, esercitandosi sull'organo della chiesa. Un luogo insomma, in cui aveva avuto inizio qualcosa di importante. Una sorta di simbolo. E a me piacciono i simboli.

Chiesa di San Michele Arcangelo a Roncole VerdiGiuseppe Verdi

L'edificio, interamente in mattoni, è ben conservato, ma come gli uomini che con l'età perdono i capelli, così le vecchie chiese perdono qualche briciola del paramento esterno. Alla base dei muri era possibile trovare piccole schegge di mattone o intonaco, e questo non poteva certo passare inosservato ai miei occhi. Misi in tasca un paio di frammenti e li portai con me con l'intenzione di inserirli nella Domus.


In quel momento la costruzione si trovava alla base del piano ammezzato. Uno degli spigoli esterni della torre presentava una strana rientranza, per via di una pietra leggermente irregolare. Per il resto il blocco era perfetto, quindi pensai di riempire il vuoto con un sasso più piccolo o con qualche mattoncino. Poi ricordai i frammenti di Roncole, e con questi creai alcuni mattoncini su misura.


L'effetto finale sembra il risultato di un restauro su una struttura antica, in cui le pietre originali sono state integrate con mattoni in cotto. E questa volta sono in cotto per davvero invece che di Das!
A posteriori, questo fornirà il precedente per lo sviluppo di una nuova tecnica di realizzazione dei mattoncini...
Ma di questo parlerò nel prossimo articolo!

MATERIALI:
frammenti di mattone, colla bianca, cemento



Costruzione 174: Scala in pietra (5) e solaio dell'ingresso laterale

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In questo post porterò avanti tre diversi elementi che in questa fase della costruzione si intersecano tra loro rendendo difficile un approccio più selettivo. Sto parlando della torre, della rampa in pietra che raggiunge il primo piano e del solaio dell'ingresso laterale.
Tanta roba, ma vediamo di affrontarla con ordine:

Sulla torre c'è poco da dire: ha continuato a crescere seguendo i muri perimetrali e inglobando al suo interno le barre filettate che le fanno da scheletro, integrate in alcuni punti da strutture in filo metallico. Il paramento esterno è composto dal solito ghiaione raccolto nei giardini pubblici (oltre a qualche pezzo più "nobile" tipo questo), mentre la superficie interna è fatta di ardesia come tutti i muri in pietra della Domus.


Al suo interno, la scala raggiunge un pianerottolo intermedio sul quale si apre la porta del magazzino, raggiungibile tramite altri tre piccoli scalini.


Girato l'angolo, un'altra rampa che poggia sulle arcate di copertura di quella sottostante, sale verso il primo piano.
Questa sarà l'ultima lunga rampa in pietra, in quanto a partire dal piano superiore le scale saranno interamente in legno. Mano a mano che si sale cambiano i materiali e la struttura si alleggerisce. Anche lo spessore delle pareti diminuirà sensibilmente, ma questo lo si noterà prima sui muri perimetrali dell'edificio.
La torre per il momento è ancora formata da grossi blocchi e muri piuttosto massicci.



Quelli che nella foto qui sopra definisco gli "ultimi scalini" non saranno in realtà proprio gli ultimi. La storia di questo tratto di scala è piuttosto travagliata, in quanto avendo alzato il vano d'ingresso in corso d'opera per poter posizionare l'architrave romano, la rampa dovrà allungarsi superando la muratura d'appoggio.
Come risolvere questo problema?

Inizialmente, trattandosi di una sporgenza minima, pensavo di lasciare l'ultimo scalino visibile dall'interno dell'ingresso senza nessun tipo di supporto. Una soluzione non elegante ma tutto sommato accettabile (il pezzo risulta comunque immorsato nella parete esterna e poggia sul gradino inferiore).
Poi però il numero dei gradini in aggetto è aumentato, e mi sono visto costretto ad intervenire per sostenere il peso della scala. Tagliando il muro sottostante, quindi, ho inserito una doppia mensola in pietra ...


...che in seguito è diventata tripla.


A questo punto il perimetro dell'ingresso laterale era ben definito e ho potuto montare la struttura del solaio, che è stato riadattato alle nuove misure.
Fra la terza mensola e i due blocchi che formano la sommità della scala, ho ricavato gli scassi in cui si inseriscono i due travetti più corti del solaio. Gli altri entreranno direttamente nei muri come quelli del fondaco.



La particolarità di questo solaio sarà però rappresentata dalla decorazione. Volendo ottenere un effetto un po' più ricco rispetto all'ambiente del fondaco, nasconderò l'intradosso del tavolato con delle strisce di intarsio in legno acquistate in un negozio di bricolage. Il disegno è molto semplice, ma è sufficiente a dare a questo soffitto un aspetto molto più "nobile".


Il solaio viene poi verniciato e bloccato definitivamente dalla crescita dei muri. Anche in questo caso il pavimento del piano superiore sarà in piastrelle, probabilmente con lo stesso disegno a scacchi del piano ammezzato. Il peso aggiuntivo non sarà però un problema, essendo la luce da coprire piuttosto limitata.


Con questo, salvo successive aggiunte, l'ingresso laterale è terminato.
Ah certo, manca ancora la porta d'accesso al fondaco... chissà perché la sto lasciando tanto indietro?
Vabbe', per ora all'interno non c'è ancora nulla di valore, ma dovrò occuparmene al più presto!


MATERIALI:
ardesia, ghiaia, filo metallico, colla bianca, legno, intarsio in legno, colla da contatto, smalto trasparente,
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, cutter, livella, pennello, Dremel, pazienza





Costruzione 173: Portone laterale (2) - infissi e completamento muratura

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Abbiamo lasciato la costruzione del portone laterale al momento dell'inserimento delle mensole e del fregio romano che svolge il ruolo di architrave. Ora volgiamo il nostro sguardo all'interno, dove è arrivato il momento di montare il portone vero e proprio.

La costruzione dell'infisso inizia dal telaio, formato da montanti e traversi rinforzati diagonalmente da quattro traversi obliqui. I montanti esterni sono prolungati oltre i traversi superiori ed inferiori e arrotondati alle estremità per permetterne la rotazione all'interno delle guide.


Un primo tavolato (orizzontale) ricopre la superficie esterna, formando anche la battuta di chiusura, mentre quella interna sarà rifinita da lunghe tavole verticali.
Dopo l'asciugatura della colla, le superfici vengono levigate ed eventualmente limate per permettere il corretto movimento delle ante all'interno del vano porta e verificarne la chiusura.


Il paramento esterno, come nel caso del portone principale, verrà completato dalla chiodatura. Questa sarà, almeno in parte, semplicemente decorativa, visto che avrà una funzione strutturale soltanto là dove i chiodi coincideranno con i traversi del telaio.

Per la realizzazione dei chiodi il procedimento è lo stesso già visto in varie occasioni: bruciatura degli spilli, taglio delle capocchie, inserimento nel portone.


Per facilitare quest'ultimo passaggio, realizzo dei piccoli fori a distanze regolari sul tavolato esterno.
Ogni chiodo verrà comunque fissato con una goccia di colla e la verniciatura finale eviterà che questi possano staccarsi accidentalmente.



Alla chiodatura esterna si aggiunge un piccolo batacchio realizzato in ferro battuto ed inserito nell'anta destra del portone. All'interno, invece, i sistemi di bloccaggio sono rappresentati da un chiavistello scorrevole (la cricca) e da un paletto verticale che si inserirà in un apposito foro realizzato nel pavimento.


Questo foro, che mi sarebbe costato tanta fatica fino a poco tempo fa (e probabilmente anche la rottura della pietra), è reso possibile dal recente acquisto da un nuovo set di punte diamantate per il Dremel.


Con la verniciatura, la costruzione dell'infisso si può considerare terminata. Torno quindi ad occuparmi dei muri, completando il paramento esterno con un arco di scarico a tutto sesto che coronerà il portone alleggerendo il carico sull'architrave e rappresentando anche un elemento decorativo della facciata.


All'interno, blocco definitivamente i montanti del portone con le due asole in pietra e completo la struttura con un altro archetto cieco al cui interno potrei collocare un elemento sacro a "protezione" della casa, come la madonnina dell'ingresso principale. Di questi dettagli però mi occuperò più avanti.
Per il momento, in attesa di completare la struttura interna con il solaio in legno e chiudere la facciata al livello degli archetti pensili, questo è l'aspetto dell'ingresso laterale:



MATERIALI:
legno, spilli, filo di ferro, ardesia, colla bianca, colla da contatto, smalto trasparente
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, cutter, Dremel con punte diamantate e punte per legno, pennello
MISURE (in cm):
luce arco esterno: 2,8
architrave: 3,8
vano porta interno: 6,4 x 4,1