Costruzione 96: Scala in pietra (2) - arco di copertura

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La costruzione della scala in pietra avanza con l'aggiunta di nuovi scalini, che adesso sono già una decina. 
Gli ultimi posati vanno quasi a sovrapporsi alla volta del vano di servizio, coprendo interamente la legnaia ad eccezione di una sottile fessura dalla quale ancora si può scorgere l'interno.


Nel frattempo, le pareti dell'ingresso sono cresciute in altezza ed hanno raggiunto il livello d'imposta dell'arcata d'accesso alla scala.
A questo punto devo spendere due parole per illustrare in che modo ho intenzione di completare la copertura della scala ispirandomi, tanto per cambiare, ad alcune illustrazioni di Viollet-le-Duc.

A differenza della scala dei sotterranei, chiusa da un'unica volta in mattoni che segue la stessa diagonale della rampa, questa struttura verrà realizzata in pietra. 
Questa mia scelta non risponde ad esigenze di rigore storico o rilievi sul costruito genovese, ma semplicemente al fatto che trattandosi della scala principale d'accesso al piano nobile, presenterà sicuramente un aspetto più ricco e austero se realizzata con materiale lapideo piuttosto che con semplici mattoni.

La scala è inclusa all'interno della torre, le cui spesse pareti possono ben sopportare il peso della copertura in pietra. Questa però non sarà costituita da un'unica volta inclinata, bensì da una serie di archetti a tutto sesto collocati a formare una sorta di scala al contrario che correrà parallela agli scalini veri e propri.

In queste immagini illustro la costruzione del primo di questi archetti, usando come supporto una moneta dello stesso diametro dell'arcata (in realtà ho dovuto limarla un po' su un lato, ma la differenza è quasi impercettibile).



Come già detto, questa è solo la prima di una serie di arcate tutte uguali, ed è quindi probabile che si rendano necessarie alcune modifiche.
Per poter mantenere la stessa diagonale della scala, ogni arco dovrebbe corrispondere per altezza e profondità a due degli scalini sottostanti. In questo primo esperimento l'altezza è evidentemente minore, per cui tra questo arco e il successivo risulterà una piccola fessura a forma di unghia che andrà riempita con altri cunei. 
In alternativa, dovrò realizzare archi il cui spessore sia maggiore in corrispondenza della parte centrale per non lasciare alcun vuoto in fase di montaggio...



MATERIALI:
ardesia, colla bianca;
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, lime, carta abrasiva, moneta da 2 euro, cartone, matita;
MISURE (in cm):
profondità: 1,2
altezza dei cunei: 0,6
luce (ampiezza arco): 2,5
freccia (raggio interno): 1,3




Costruzione 95: Portone d'ingresso (4) - architrave e gangheri superiori

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Il portone d'ingresso, che avevamo visto l'ultima volta in occasione della verniciatura del pavimento, è pronto per essere fissato definitivamente inserendo i gangheri superiori e completando gli stipiti in pietra.


Questi ultimi hanno ormai raggiunto il livello dell'architrave, che sarà sorretto da due conci angolari in marmo. Questa alternanza di materiali è tipica dei portali di chiese e palazzi pubblici, e darà un tocco di "ricchezza" in più all'accesso principale della casa.

Questi due peducci vengono realizzati alla morsa con l'uso delle lime (quella tonda e quella piatta usata di taglio), essenziali per la lavorazione della curvatura e delle scanalature.


Sugli stipiti così terminati verrà posato l'architrave, che in un primo momento lascio rimovibile per poter rendere più accessibile l'ingresso alle dita e agli strumenti.
Dall'esterno però si può già apprezzare l'aspetto definitivo del portone:


Sul fronte interno invece, posso finalmente procedere all'inserimento della terza coppia di gangheri che sorreggeranno gli infissi. E' un lavoro che ormai ho fatto diverse volte e che quindi non mi crea grandi grattacapi, se non per la necessità di allineare esattamente questi ganci con quelli inferiori perché i battenti possano ruotare sui cardini e combaciare tra loro in posizione di chiusura.


MATERIALI:
ardesia, marmo, fil di ferro, colla bianca

STRUMENTI:
pinzette, lime, tenaglie, carta abrasiva, morsa

MISURE (in cm):
peducci: 1 x 0,8
architrave: 4 x 0,8
portone (cornice in pietra): 6,3 x 3,4
altezza dei gangheri dal pavimento interno: 6,3




[ESP] Construcción 007: Muros de ladrillo (1)

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En esta secuencia de imágenes se puede observar la construcción de los muros de la cantina en sus diferentes fases.

Tras realizar varios centenares de ladrillos, coloco una primera fila de éstos a lo largo de los muros de cemento, enmarcando el suelo de todo el subterráneo.
Voy pegando los ladrillos con cola blanca y prestando atención a que no salga ninguna gota hacia el exterior. Una vez terminada cada linea uso el papel de lija para mantener el muro perfectamente horizontal.
La siguiente linea, por supuesto, habrá de colocarse de tal manera que las juntas entre los ladrillos no coincidan con la linea inferior.


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Documentazione: Una ricerca sul web

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Ho già avuto modo di parlare della documentazione raccolta su internet nel post dedicato ai videocorsi Nettuno. Questa volta porterò un esempio della documentazione raccolta attraverso i motori di ricerca.

Nel nostro caso si parla ovviamente di architettura, ma limitata ad un periodo preciso: il medioevo. "Architettura medievale" quindi potrebbe rappresentare un buon inizio. 
I risultati in effetti sono molto interessanti (già solo con le prime pagine c'è da leggere per ore), ma ancora piuttosto vaghi. 
Non troviamo solo pagine relative all'architettura, ma anche all'arte in generale, con riferimenti ai monumenti gotici e romanici di tutta Europa e oltre. Entriamo allora più nello specifico e proviamo con questa:"architettura + medievale + genova". 
Adesso ci avvicineremo sicuramente di più all'obbiettivo, anche se la maggior parte dei testi che trattano di architettura medievale si limitano a quella religiosa (cattedrali, battisteri, abbazie, conventi...) o militare (castelli, mura, fortificazioni). L'architettura civile viene spesso trascurata, se non nel caso di palazzi pubblici e strutture quali ponti, strade, ecc. 
Il motivo è semplice: la stragrande maggioranza degli edifici civili non è arrivata fino ai nostri giorni, principalmente a causa dei materiali meno durevoli (vi era un uso prevalente del legno e del mattone) e del basso valore sociale di queste strutture, che sono state demolite nel corso dei secoli.

Raffinando ulteriormente la nostra ricerca, digiteremo "architettura + medievale + civile + genova", e dopo un paio di voci tratte da Wikipedia, incapperemo in questa pagina: villaggiomedievale.com.
Questa volta si tratta di un forum frequentato da appassionati di medioevo e all'interno del quale si possono trovare discussioni inerenti ad arte, architettura, abbigliamento, usi e costumi medievali e molto altro. I termini della ricerca però erano sufficientemente precisi da portarci direttamente all'interno di una di queste discussioni, risalente al 2006, dal titolo "Architettura civile medievale".
A questo punto scopriamo che quasi tutta la discussione gira attorno alla città di Genova e che possiamo trovare dettagli molto interessanti che in altre pagine più "popolari" non vengono approfonditi.

Con il permesso dell'autore, riporto pari pari una risposta alla domanda di un utente che chiedeva notizie circa l'architettura civile nel medioevo.
Per accompagnare la lettura inserirò alcune foto scattate durante una delle mie passeggiate per il centro storico genovese.

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Allora ... parto da Genova per due motivi: primo, sono genovese d'adozione ed è lì che ho studiato Architettura: ovviamente (visto che come spesso accade in certe materie si tende alla "regionalizzazione" piuttosto che a fornire uno sguardo d'insieme) è la citta che conosco meglio!

Secondo, Genova non è una città qualunque per chi si occupa di architettura civile medievale: forse non tutti lo sanno ma è la città con il più esteso centro storico medievale al mondo!! 
Da ciò ne consegue che non sono rimasti edifici o quartieri "sparsi", scampati alla demolizione: c'è ancora (quasi) tutto ( tranne credo la zona di Portoria dalla parte di via XX, tanto per capirci con gli altri liguri!). Questo vuol dire che non si sono conservati solo gli edifici dei ricchi, ma anche dei borghesi e dei poveri ... un catalogo davvero completo e preziosissimo! 

Alcune precisazioni socio-urbanistiche: Genova viveva intorno al suo porto, il commercio era la fonte principale di ricchezza ... vedremo che questo influenzerà molto la tipologia edilizia! 
Altra considerazione: Genova è schiacciata tra il mare ed i monti ... posto per costruire ce n'era poco!
Il tessuto edilizio ha cominciato fin da subito a salire (alto e sottile) verso l'alto, su molti piani! Le strade (caruggi in centro e crose vicino alle mura) erano strettissimi tagli tra le case: ancor oggi lì "il sole del buon Dio non dà i suoi raggi" e si vive in un'eterna penombra!


Non bastasse questo a dare un senso di claustrofobia ... posso aggiungere che la Genova medievale praticamente non ha piazze! (solo Banchi e poco altro ...): potete immaginarvi l'effetto di camminare in centro: nessuno slargo e buco tra due case (bombardamenti a parte!)... la sensazione di camminare dentro un canyon!

A questo punto ... il mercante si pose un grosso problema: "Lungo la strada i banchetti dei negozianti non ci stanno, dove li metto? allargo le strade?" ...Questo avrebbe significato rinunciare a parte della propria casa (i mercanti avevano i propri negozi sotto la propria abitazione ... ancora oggi le vie del centro hanno il nome di negozi che in ciascuna Arte era ospitata: indoratori, alabardieri, macelli ecc.). 
Come risolvere il problema? Il pratico mercante Genovese trova il modo di conciliare le due cose: porticati con negozi al pian terreno e casa sopra! Oggi un po' si è perso il fascino unico di questa immensa città di strade strettissime che entravano letteralmente dentro le case: dal quattrocento gran parte dei porticati è stata tamponata (oggi ogni tanto riportano qualche palazzo alla condizione originaria ...) Chiaro che il senso di claustrofobia è ancora aumentato!


Questo gioco di spazi con un'eterno mescolarsi di interni ed esterni in un remescio (rimescolio) continuo è una delle cose che più apprezzo di Genova ... e si vede ancor meglio quando si entra dentro ad un palazzo! L'esterno, il verde, il giardino ... è DENTRO! Da fuori, una muraglia continua, ininterrotta ed altissima ... ma appena entri ti sembra a volte (diciamo nel medioevo un po' più tardo e per gli edifici più ricchi) di essere in un chiostro medievale: cortile interno porticato su più piani con affreschi, sculture, giardino e fontane! Questo troverà il suo culmine a medioevo ormai defunto (nel '500) con, per esempio, i palazzi di via Garibaldi!


Il risultato era tipico di Genova: il fasto sta dentro casa, fuori si lascia un'impressione sobria ed austera! I cortili interni più famosi di Genova sono sicuramente quelli del Palazzo Ducale (parte medievale): dal di fuori ... un'austera fortezza, ma dentro ... l'eleganza di un chiostro! Altro esempio di architettura civile è il famosissimo Palazzo san Giorgio che potete vedere (la parte affrescata è più recente) in queste foto:


Queste immagini sono davvero un'ottima sintesi dell'evoluzione nell'uso dei materiali costruttivi:
- pietra e mattoni a vista (per il periodo medievale);
- mattoni affrescati per la parte rimaneggiata (direi nei seicento?): era il periodo in cui eran finite le palànche (soldi )... l'affresco ed il trompe l'oeil erano il modo più economico per ostentare il lusso!

Le fasi di evoluzione dei materiali sono state (mi limito al medioevo):
- mattoni (con eventuale basamento di solida pietra);
- pietra ( per i rivestimenti si usava la pietra di Promontorio) e marmo (per la fine del medioevo ... molto più sfarzosa!).


Già ... perché quando Genova ha cominciato ad aver molti soldi, ha sostituito con pietra e marmi il caro vecchio mattone: nel periodo precedente ... era proprio vietato lo sfarzo eccessivo!
Solo a quattro famiglie (ogni famiglia "allargata" a parenti, alleati e tirapiedi aveva un proprio quartiere o consorteria in cui quasi "faceva feudo"), era per esempio concesso di decorare la facciata delle proprie case con strati alternati di marmo bianco e nero: Spinola, Fieschi, Grimaldi e Doria!
I meno potenti ... dovevano "volare basso"! Ecco un tipico esempio: case della consorteria dei Doria in Piazza San Matteo!

Per la parte più "tecnica" ... ho trovato questo:

"La tecnica costruttiva della Genova medioevale ( costruzioni di gran parte dell'attuale centro storico fino al 1400) è profondamente diversa da quella dell'architettura contadina: il sistema strutturale è ancora a setti portanti ma le pareti perimetrali presentano spesso, anche nei piani superiori al terreno, una successione di pilastri e grandi archi a sesto acuto, la disposizione dei mattoni a filari con rare immorsature fa pensare non tanto ad un muro, quanto ad un paramento, forse a faccia a vista, data la lavorazione estremamente accurata, o ad una cassaforma a perdere. 
Dal XV sec. è consueta per tutto il centro storico genovese una tecnica costruttiva ancora diversa nella quale riaffioreranno alcune caratteristiche dell'architettura contadina: il sistema è sempre a setti portanti che consentono di leggere la trama della lottizzazione medioevale, ma per le strutture verticali si generalizza l'uso della muratura, di pietre a spacco con scaglie a cuneo forzate col martello, già visto nell'architettura contadina, con l'importante aggiunta di catene in ferro fucinato longitudinali destinate a migliorare la stabilità della scatola muraria. 
Questo è un enigma del costruire genovese, perchè viene abbandonato un materiale, il mattone certamente più affidabile per l'esecuzione di murature portanti, e si preferisce invece l'uso della pietra a spacco, tecnicamente meno evoluta. 
Per l'impiego così diffuso delle catene metalliche, la spiegazione più logica, oltre alla volontà di leggere la scatola muraria realizzata con un materiale (pietra a spacco) non del tutto affidabile, è il terremoto del 1536 e la successiva ordinanza del 1545 che prescriveva appunto di assicurare la stabilità degli edifici mediante tiranti in ferro, piuttosto che con archi e contrafforti esterni, inevitabilmente riduttivi della fruibilità degli spazi pubblici." (1)


... e poi questo:

UNA CASA MERCANTILE GENOVESE NEL MEDIOEVO 

La particolare conformazione della città medioevale e la peculiare vocazione al commercio marittimo e terrestre, favorirono, nella Genova dei secoli XII e XIII, l’affermazione della casa mercantile, unità edilizia che assolveva contemporaneamente alla duplice funzione abitativa e commerciale. 

La conformazione e l’aggregazione delle unità edilizie risulta essere piuttosto schematizzata e organizzata secondo un modello distributivo e funzionale evidentemente vincente. 
La zona commerciale della casa si concentra tutta nel basamento dell’edificio, dove il portico, aperto con la bottega verso la strada, introduce sul retro alle “volte”, i magazzini veri e propri. 
La vita privata invece si articolava nei piani superiori, nella maggior parte dei casi divisi dal portico da un piano ammezzato dove erano in genere ospitati gli uffici. 
Ognuna delle associazioni familiari dette a Genova “curie” possedeva almeno un portico, ma più spesso era organizzata intorno alla “domus magna” e ad un fondaco, un insieme di magazzini o volte in cui si svolgeva il ricovero, lo smistamento ed eventualmente la lavorazione e la vendita al dettaglio delle merci nelle annesse botteghe. 

Fino a tutto il secolo XIII la città non dispone di grandi spazi urbani dedicati a manifestazioni collettive, ma di piccole piazze private, dove la vita sociale e privata delle famiglie si intreccia indissolubilmente con la loro attività economica. È importante ricordare come il nobile medioevale fosse soprattutto un mercante, binomio fortunato che dura fino al 1528, anno della grande riforma istituzionale di Andrea Doria. 

Nel medioevo le consuetudini commerciali dei genovesi sembrano fatte apposta per offrire a chiunque la possibilità di arricchirsi. Era frequente l’associazione tra uno o più mercanti, che fornivano il capitale e restavano a Genova, e chi partiva per il viaggio d’affari senza impegnarvi denaro proprio. 
Al rientro i profitti venivano ripartiti per tre quarti ai finanziatori e il restante quarto a chi aveva affrontato i rischi della lunga trasferta. I giovani meno facoltosi avevano così modo di inserirsi nella vita economica della città, e racimolare delle vere e proprie fortune se la spedizione aveva esito favorevole; mentre i rampolli delle famiglie più in vista approfondivano la loro esperienza all’estero, spesso presso parenti già introdotti.

Si parla di “portico” come del luogo deputato all’accoglienza del cliente, generalmente aperto verso la strada. All’interno del portico poteva essere accolta una “lobia”, sede di qualche consorteria o Arte, e anche più di una bottega, con esposizione delle merci accolte sotto le “voltae”, situate sulla parete posteriore del portico e ancora sotto la casa. Il portico poteva anche essere affittato ad altri che non fossero membri della famiglia, anche se questo solitamente non avveniva nelle casate più importanti, soprattutto nel caso delle “domus magnae”, nel cui portico avvenivano le grandi cerimonie, i banchetti ed in genere i riti della consorteria. 
Nei portici posti in luoghi centrali non era raro che potessero sedere i magistrati della Repubblica, i rappresentanti dei mercanti forestieri e spesso i notai con i loro banchi. Le botteghe al di fuori dei portici sono tantissime e tutte uguali: hanno una porta stretta e, accanto ad essa una mostra, una sorta di finestra che esibisce la merce. I luoghi di produzione artigiana non sono distinti dalle botteghe mercantili, spesso infatti occupano lo stesso piccolo vano, e le bancarelle e le merci che traboccano dalle botteghe ingombrano ogni spazio disponibile, ignorando di fatto tante ordinanze mirate a mantenere l’agibilità pubblica delle strade. 

Il sistema portico-volta è strettamente correlato al mezzano superiore, utilizzato molto probabilmente come ufficio e come luogo di rappresentanza, inoltre è possibile osservare la continuità di una tradizione funzionalista che prevede, nella casa mercantile, la successione di: portico in pietra che ingloba il mezzanino, il più delle volte affacciato sotto le arcate, oppure disposto sopra il portico, e delimitato superiormente da archetti pensili che lo separano dalla zona residenziale realizzata in mattoni. 
Muratura in pietra e/o in mattoni viene estesa alla tamponatura di tutti i piani, scanditi da solai lignei ad eccezione del portico e della volta retrostante, voltati in pietra. 

Poco si sa del sistema distributivo, è probabile che anche le scale fossero lignee. 
I piani privati erano organizzati in camere dove si svolgevano le attività quotidiane, mentre nel piano di «caminata », (stanza con il camino), si articolava la vita familiare durante il giorno, era il luogo di soggiorno e di conversazione, che si apriva sulle facciate con grandi polifore a colonnelli decorate.

La famiglia mercantile era molto legata ai vincoli di parentela, al fine di proteggere e salvaguardare gli interessi commerciali. Usualmente i Figli maschi abitavano nella casa fino alla morte del padre; anche dopo il matrimonio, che avveniva in età molto giovane, potevano rimanere minorenni, dato che l’emancipazione era raggiunta per legge ai venticinque anni di età. Il diritto medioevale era infatti molto attento a regolare la compravendita immobiliare entro la cerchia familiare, garantendo perfino un diritto di prelazione esercitabile da un membro della famiglia. 

La casa medioevale era molto discreta, con semplici decorazioni affrescate ed un arredo estremamente funzionale. Sembra opportuno, a questo riguardo, sottolineare il termine funzionalità, particolarmente appropriato nel descrivere l’abitazione mercantile, che per quanto sia possibile ricondurla alle schematizzazioni precedentemente citate proposte dagli storici, rimane un bellissimo prodotto piegato più alle esigenze contingenti piuttosto che debitore a canoni formali ed artistici. Attraverso la lettura e l’analisi di altre realtà portuali mediterranee, è stata riscontrata una certa continuità di linguaggio costruttivo; resta tuttavia da definire quanto queste somiglianze fossero volute oppure fossero patrimonio comune di un fare architettura che, nel medioevo, era non solo prodotto di abili architetti, ma anche il risultato di professionalità artigiane, scalpellini, falegnami, carpentieri e maestri muratori; senza dimenticare che, sulla provenienza e sullo scambio di funzioni architettoniche tra le città marinare, esiste probabilmente un’origine comune legata agli scambi commerciali veicolo allo stesso tempo anche di scambi culturali. (2)
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Ed ecco che con una semplice ricerca su Google abbiamo messo le mani su un materiale davvero interessante che, ulteriormente approfondito e integrato con il resto della documentazione cartacea e fotografica ci permetterà di procedere al meglio nel nostro progetto!

Cioè, "nostro" di chi? E' il mio progetto! O_o
Mi sarò fatto prendere da manie di grandezza? Non credo, mi piace lavorare in piccolo!
Comunque ormai ho iniziato parlando al plurale e devo finire così...

In conclusione: altre chiavi di ricerca è inutile che stia a elencarle, sono così tante che neppure le ricorderei. Inoltre ogni ricerca può essere ripetuta dopo un certo tempo e dare risultati differenti. Vengono continuamente caricati in rete nuovi contenuti e qualcuno potrebbe fare al caso nostro!
Senza contare che lo stesso termine può essere tradotto in differenti lingue (io cerco di solito in italiano, spagnolo e inglese), ampliando notevolmente il nostro raggio d'azione.

Ah, ecco perché parlo al plurale... è come nelle barzellette, l'italiano, lo spagnolo e l'inglese.
I tre, rinchiusi dentro una casa medievale infestata dai fantasmi...
Direi che è ora di andare a dormire!

FONTI:

(2) - M. Toma - Una casa mercantile a Genova tra medioevo e Seicento (file .pdf)

Un ringraziamento speciale va ad Alessandro Lantero (Janus) autore del testo qui riportato e moderatore del forum di Villaggio Medievale nonché amministratore dell'altrettanto utile Janus Medioevo.