Costruzione 35: Rifiniture di muri e volte

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Nei precedenti post ho illustrato come , incollando le volte di copertura del vano cantina (qui), ho ottenuto un unico pezzo, per poi rifinire le giunture con le pareti (qui) e completare il lavoro con la verniciatura (qui).
Questa volta mi occuperò dell'assemblaggio degli archi e delle volte restanti, comprese le arcate in pietra della prigione e le due volte con botola.
Il lavoro si presenta più delicato in quanto uno degli archi in pietra (il primo ad essere costruito) è già incollato in modo permanente, e la forma delle coperture risulta così piuttosto irregolare.
Decido quindi di procedere per tappe e di incollare le volte in tre blocchi separati che potranno essere uniti in un secondo momento. Questo mi faciliterà il lavoro quando dovrò passare alle rifiniture dei muri e della prigione.


Contemporaneamente procedo al prolungamento delle botole, che andranno rialzate fino a raggiungere il livello del pavimento soprastante. Per il  momento mi limito ad aggiungere una fila di mattoni su entrambe e a rinforzare la parte superiore delle coperture con una spennellata di colla.



Una volta asciutte, è il momento della verniciatura. Stesso procedimento dell'altra volta: una mano di vernice / sporcatura con cemento / una mano d'olio / asciugatura.
Prima però correggo le imperfezioni dei muri dove questi non combaciano perfettamente con le volte. Qualche strisciolina di das ed il gioco è fatto.


Ecco quindi come si presentano i sotterranei poco prima della verniciatura (la parte sinistra è già terminata). Nelle ultime due foto invece, un paio di scorci a vernice ancora fresca.



Prima di poter considerare conclusa la costruzione dei sotterranei e chiudere definitivamente le coperture ci sono ancora un paio di cosette da fare... ma direi che la parte più grossa è fatta.

Alla prossima!



Progetto: La facciata (parte 3)

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Tralasciando la struttura interna, sulla quale sto ancora lavorando e che prenderà consistenza nel momento in cui mi troverò a costruire i diversi piani, continuo ad illustrare l'evoluzione della facciata.
In questo caso le modifiche apportate sono in parte conseguenza di un più dettagliato studio degli interni (soprattutto per quanto riguarda la posizione e altezza delle scale), ma anche di considerazioni pratiche e osservazioni sugli edifici medievali genovesi ancora esistenti.


In questi studi sono visibili per la prima volta anche le coperture, ma si tratta di una rappresentazione puramente indicativa, non avendo ancora affrontato il problema in modo definitivo. Anche la presenza delle merlature, che di solito erano assenti negli edifici civili, resta solo un'ipotesi.

La prima differenza sostanziale dai precedenti studi è rappresentata dalle modifiche alla loggia, che da tre arcate passa a due, con conseguente elevazione del piano nobile. La presenza di due arcate più ampie dà alla struttura un aspetto più leggero ed elegante e rompe lo schema un po' rigido 3 arcate = 3 finestre della prima versione.
Le due arcate sono sorrette al centro da una colonna in marmo, elemento che spesso era risultato del riuso di materiale edilizio di epoca anteriore, recuperato per via del suo valore estetico e costruttivo.

 Nella seconda fase di questa evoluzione, gli studi degli ambienti interni mi portano ad aumentare l'altezza delle arcate per poter dotare l'edificio di un piano mezzano sufficientemente alto. Il mezzano, o mezzanino, era un piano intermedio tra il livello della strada e il piano nobile (caminata), adibito spesso a magazzino o uffici, e collegato agli spazi commerciali che occupavano il piano terreno (voltae) e la loggia.


Questo piano si trovava immediatamente sotto la linea di archetti pensili e poteva affacciarsi con piccole finestre tramezzate direttamente sulla facciata dell'edificio oppure all'interno della loggia stessa, incluso nell'altezza delle arcate. Questo secondo tipo è quello che ho scelto per la mia Domus.
Nell'immagine in alto, le ricostruzioni di alcuni edifici medievali genovesi (non realizzate da me) mettono in risalto diversi tipi di loggiato.

Ma torniamo ai miei studi. Avendo lavorato inizialmente senza una proporzione precisa, mi rendo conto solo a questo punto che alcuni dettagli risultano fuori scala. E' il caso delle finestre. Così, converto le bifore del secondo in trifore, mentre sia queste che quelle del terzo piano si riducono notevolmente.

Nella terza fase il cambiamento riguarda solo il loggiato, che perde la sua simmetria per fare posto ad un'arcata a sesto acuto di grandi dimensioni sul lato commerciale della loggia. L'arco più piccolo dà invece accesso alla parte "privata" della casa, dalla quale partono le scale per i piani superiori e i sotterranei.
Questa modifica è data dal riscontro che nelle strutture da me osservate le arcate delle logge non sempre sono di uguali dimensioni, anche in uno stesso edificio. A volte questo è dovuto al fatto che varie unità abitative sono state accorpate successivamente, mantenendo però differenze evidenti nelle dimensioni del loggiato e in elementi a vista quali gli archetti pensili o le cornici marcapiano. 

Questa considerazione mi porterà ad un'ulteriore modifica del progetto e alla suddivisione della Domus in vari blocchi di diversa altezza e caratteristiche. 
Di questo però parlerò più avanti, visto che prima dovrei spiegare da dove mi è venuta l'idea di aggiungere la torre che vedete nella colonna qui a destra... e lo farò in un altro capitolo.



Costruzione 34: Verniciatura delle pareti e delle volte

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Per evitare di macchiare inavvertitamente il pavimento con la vernice, stendo uno strato di alluminio da cucina su tutta la superficie, fino a toccare la base dei muri. Non è un'operazione complessa, ma voglio che la copertura risulti integrale e precisa, e quindi ci perdo una decina di minuti... per poi scoprire che è stato del tutto inutile.
La vernice infatti si infiltra nello spazio tra il pavimento e il foglio, allargandovisi sotto e sporcando tutto. Per fortuna noto che la cosa non è poi così grave e che le macchie possono facilmente uniformarsi al resto della superficie spolverandovi sopra un po' di cemento con il pennello asciutto.

Rimuovo il foglio d'alluminio e passo alla verniciatura.


Il procedimento è lo stesso che ho adoperato nella verniciatura del pavimento, con la differenza che adesso so esattamente quello che sto facendo e già dopo la prima mano di vernice do una spolverata di cemento sui muri ancora umidi per ottenere il fatidico effetto "sporco".


 La verniciatura si rivela più veloce del previsto, in quanto avendo già provveduto all'invecchiatura, una seconda mano di smalto mi sembra inutile. Le pareti però, una volta asciutte, assumono un colore leggermente più chiaro del pavimento. Per eliminare questa differenza, il giorno successivo procedo ad una sommaria levigatura esercitando una leggera pressione con un cucchiaino d'acciaio, che limita l'effetto poroso del das e lo rende più lucido e scuro.
Non ancora convinto, concludo applicando uno strato di olio d'oliva, che se non altro non puzza come lo smalto e non mi obbliga a lavorare al freddo sul terrazzo. Adesso ci siamo.

Ripeto le stesse operazioni sulle colonne e sulle volte, che adesso sono perfettamente unite tra loro, e controllo il risultato dopo averle riposizionate sotto ad un peso per evitare deformazioni. 





Poi, finalmente, posso dare un'occhiata all'interno...







Costruzione 33: Perfezionamento degli incastri

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Nel post precedente ho illustrato come, unendo tra loro gli archi e le volte di copertura della cantina, sono riuscito a correggere le imprecisioni nei punti in cui questi non combaciavano.
Nonostante abbia cercato di operare con la massima precisione, però, rimangono ancora piuttosto evidenti gli interstizi tra le murature e le volte che vi poggiano sopra.
Ora che la copertura è formata da un unico pezzo, risulta impossibile intervenire dall'interno una volta che questa è correttamente posizionata. L'unico modo per ridurre al minimo le imperfezioni è intervenire sulle pareti prima del montaggio.

 Una prima prova, realizzata con il cemento, non dà buoni risultati. Si tratta solo di una boiacca un po' più densa del solito, e una volta asciutta risulta impossibile usare la carta abrasiva senza che finisca tutto in polvere.
A quel punto mi rendo conto che, se invece del cemento usassi il das (materiale di cui sono fatti i mattoni che formano sia le pareti che le volte) potrei modellarlo ancora fresco, creando un'unione perfetta tra le due parti da incastrare.

Si tratta ovviamente di un metodo che non rispecchia le tecniche costruttive reali, ma è anche l'unico modo che sono riuscito ad escogitare per rifinire la struttura senza dover ricorrere al raggio miniaturizzante del Dr.Cyclops.


 Prima di procedere, inumidisco con il pennello le zone sulle quali dovrò applicare il das. Poi, ritaglio piccoli pezzi di materiale dal pacchetto appena aperto e li rigiro tra le dita fino a creare dei vermicelli della stessa lunghezza delle arcate. Devo lavorare piuttosto rapidamente per evitare che il das si secchi troppo presto, ma anche se il muro sul quale sto operando si sporca un po' non è un problema. Una volta asciutto il das sarà comunque semplice da ripulire, inoltre è preferibile eccedere un po' con il materiale perché riempa tutti gli interstizi.


 Una volta che i rotolini di das hanno aderito per bene alle arcate, riposiziono le volte esercitando una certa pressione per far sì che queste si adattino perfettamente al profilo dei muri. Gli eccessi di materiale fuoriescono ai lati e potranno essere rimossi in un secondo tempo. Ad una prima pressione il das, anche se fresco, non si attacca alle volte che sono ancora asciutte e polverose. Se l'operazione viene ripetuta più volte, però, alcuni tratti potrebbero sollevarsi insieme ad esse e complicare notevolmente il lavoro.
Insomma, buona la prima. 
Per le rifiniture bisognerà aspettare che il das sia asciutto.



 A questo punto le pareti e le volte combaciano perfettamente, e sono pronte per essere verniciate.