Il gatto nero (3): Tentativo di fuga

07/03/11 | ۩ |

Dopo i fatti narrati nel precedente post attraverso le parole del mastro costruttore, era necessario occuparsi del gatto per evitare le ire dei committenti (soprattutto della devota e acida signora).

In quel momento mi stavo occupando della pavimentazione della loggia minore, una faccenda piuttosto impegnativa... e poi, come già detto, non avevo nessuna intenzione di intervenire personalmente, delegando ogni azione in proposito al mastro costruttore o a chi per lui. Questi erano gli accordi fin dal principio, ad eccezione di un caso: se le questioni interne al cantiere arrivano a coinvolgere l'ambiente esterno, allora si rende opportuna un'azione da parte mia.

Passarono alcuni giorni durante i quali non seppi più nulla del gatto. Chiesi aggiornamenti al responsabile, il quale mi confermò che neppure lui lo aveva più visto dal giorno della visita. Sembrava sparito.
"Verrà fuori" pensai, ricordando come altre volte si era nascosto nelle intercapedini dei muri e negli angoli bui risultando quasi invisibile a causa della polvere.
Poi mi assalì un dubbio: e se fosse rimasto intrappolato in un muro e lo avessi coperto con il cemento senza accorgermene? Sul fondo dei muri a sacco spesso restavano pezzetti di ardesia e pietre che ricoprivo con il materiale di riempimento senza preoccuparmene troppo...
Il mistero s'infittiva e il dubbio mi attanagliava. Inoltre la cosa iniziava a preoccuparmi seriamente, perché se il gatto non fosse saltato fuori non avrei saputo come giustificarmi con i padroni. Sapevo che la signora non aveva in serbo nulla di buono per quel povero felino, ma il mio compito era semplicemente quello di rinchiuderlo in attesa di istruzioni, e avrei dovuto farlo al più presto.

Mi recai al cantiere e lo cercai ovunque: in cantina, nel tunnel sotterraneo, nella prigione, tra i muri e le volte in costruzione... niente. Neppure il richiamo di una ciotola di latte servì a farlo venir fuori. Ampliai il raggio di ricerca all'ambiente "esterno": sotto al tavolo, sul pavimento, in mezzo agli attrezzi, tra i mattoncini e le pietre della cava... nulla neppure lì.
Lo davo quasi per perduto. Restava però un'ultima carta da giocare, anche se si trattava di un gioco sporco. Dopo le feste natalizie, periodo in cui il cantiere operò a pieno regime per diversi giorni, avevo cercato di ridare un aspetto decente al soggiorno di casa, mettendo a posto tutti gli strumenti e ripulendo il tavolo dagli scarti e dalla polvere. Forse il gatto aveva approfittato di quel momento per confondersi alle pietre e fuggire dal cantiere a bordo della paletta?
In quel caso avrei dovuto riaprire il sacco dei rifiuti, già chiuso da qualche giorno e parcheggiato sul terrazzo in attesa che a qualcuno venisse voglia di buttarlo. Per fortuna a casa mia si separano i rifiuti, quindi tardiamo vari giorni prima di riempire un sacco di materiale non riciclabile e altrettanti per gettarlo nel bidone giù in strada. Evviva la pigrizia. 

Mi armai di paletta, pazienza e ostinazione e versai tutto il contenuto del sacco sul pavimento del terrazzo.


Ad una prima scansione rapida non vidi nulla di interessante. Solo bucce d'arancia, gusci d'uovo, un melograno imputridito, fazzolettini usati e altre schifezze che non voglio ricordare. Decisi così di ripassare tutto il contenuto pezzo per pezzo, separando con la paletta le cose "già viste" da quelle ancora "da vedere". Arrivai in fondo senza aver trovato nulla, ma decisi di rifare una nuova scansione in senso inverso, concentrandomi maggiormente nel punto in cui avevo visto le pietre e i resti di polvere d'ardesia. Sentivo qualcosa da quelle parti, anche se il mio occhio non lo aveva ancora individuato.
E ad un certo punto, eccolo! Confuso in mezzo ai fondi di caffè e ai semi del melograno, il gattino se ne stava immobile sperando che passassi oltre.
Eh no caro mio, stavolta ti ho beccato e non mi freghi più!


Dopo aver rimesso tutto nel sacchetto e dato una ripulita al gatto, lo riportai in cantiere. 
Dovevo metterlo in un posto dal quale non potesse fuggire, ma le sbarre della prigione erano troppo larghe. Bisognava studiare qualcos'altro e farlo alla svelta...




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