Costruzione 195: Pavimento in cotto del XIV secolo

06/08/15 | ۩ | 0 commenti

Il titolo di questo post potrebbe risultare curioso per chi conosce bene il progetto della Domus. Non è forse già stato detto che la collocazione storica del palazzo è fissata a metà del '300? Perché allora sottolineare ancora che la pavimentazione è del secolo XIV?
Beh, per un motivo molto semplice: questa volta non è soltanto il soggetto a corrispondere a quel determinato periodo storico, ma anche gli stessi materiali, che provengono dal recupero di residui edilizi di epoca medievale.
Si tratta di un ulteriore passo verso una sorta di "autenticità strutturale" che comunque non ho intenzione di estendere a tutta la struttura e che resterà caratteristica di questo singolo elemento.

Mi sto occupando nello specifico della pavimentazione del vano soprastante l'ingresso secondario, e che fa da collegamento tra le scale e i diversi ambienti del piano nobile. Da qui infatti si accede al salone principale, al corridoio che porta verso il cucinino e alla rampa per il secondo piano, ma anche alle stanze che ipoteticamente si svilupperebbero nella parte posteriore dell'edificio oltre la sezione che ho deciso di lasciare aperta.
Questa stanza si affaccia sul vicolo laterale con una trifora architravata alla quale sto ancora lavorando.

Abbiamo già visto in precedenza la posa del solaio, quindi passo subito alla soletta del pavimento. E' realizzata allo stesso modo di quella del salone, mescolando colla bianca a sabbia. Il composto è difficile da stendere perché leggermente elastico, ma una volta indurito risulta molto resistente.


Sono rimasto indeciso per molto tempo sull'aspetto da dare a questa stanza, che avrei potuto pavimentare con piastrelle bianche e nere come l'ingresso sottostante. Infine ho voluto cogliere l'occasione per realizzare qualcosa di diverso e che non aveva ancora trovato posto nella Domus.
Bisogna tenere in conto infatti che dal secondo piano in poi i pavimenti non saranno più piastrellati e presenteranno solo il nudo tavolato. Se voglio sbizzarrirmi, devo farlo qui nel piano nobile, quindi perché non fare qualcosa di realmente speciale?

Durante una passeggiata sulle alture di Granada, mi imbatto casualmente in alcuni resti ceramici appartenenti probabilmente ad un palazzo ormai scomparso di cui a poca distanza si conservano le fondamenta in un'area recintata.
Anche sparsi nei dintorni, però, non è difficile raccogliere pezzi di mattoni, tegole, piastrelle colorate, il tutto senza smuovere un solo centimetro di terra. Il luogo è aperto e accessibile a chiunque, essendo parte del parco periurbano che include le alture che sovrastano la città e l'Alhambra. Spero di non fare un torto a nessuno recuperando qualche scheggia colorata e un bel mattone in terracotta.


La mia idea è quella di realizzare una pavimentazione in cotto e olambrillas (o alambrillas). Queste ultime sono piccole piastrelle di ceramica colorata che vengono interposte fra le mattonelle d'argilla, alternando diversi colori e disegni. Le piastrelle ceramiche (chiamate azulejos), spesso decorate da disegni geometrici e ripetitivi, venivano importate già in epoca medievale dai ricchi genovesi per decorare le proprie abitazioni. A Genova prendevano il nome di laggioni, e non è raro vederne ancora oggi nei palazzi e nelle ville cittadini.

Le prove di taglio dimostrano che con un po' di attenzione è possibile tagliare la superficie ceramica in piccolissime formelle quadrate senza che lo smalto ne risulti compromesso. La quantità di materiale a me utile è davvero minima, ma non sempre il risultato è pulito e alcuni pezzi vanno purtroppo sprecati. I primi laggioni che ottengo sono neri, e con quelli realizzo varie prove di composizione.


Gli esperimenti non includono ancora l'uso del mattone originale, limitandosi ai laggioni alternati a piastrelle ceramiche bianche o in cotto. Il mattone finora usato è più poroso e decisamente più facile da tagliare, mentre quello appena raccolto è decisamente più duro, forse per la composizione del materiale o per una diversa cottura. In fondo apparteneva ad un muro di un palazzo/fortezza e doveva necessariamente essere più resistente.


Dopo aver disegnato la solita griglia a matita che mi guiderà nella posa, inizio la composizione vera e propria del pavimento.
Ogni piastrella va tagliata e levigata separatamente fino a raggiungere le misure giuste per entrare a far parte del puzzle, e viene fissata alla base con una goccia di colla.


Una volta completato l'assemblaggio, una leggera levigatura della superficie elimina gli spigoli sporgenti ed eventuali dislivelli tra le piastrelle. Poi è la volta dei laggioni, che vengono inseriti negli spazi vuoti con le pinzette (stavolta le mie dita sembrano davvero enormi), anch'essi con una punta di colla sul retro.


Oltre ai neri, fabbrico anche altri laggioni bianchi, verdi, viola, blu, celesti, cercando di distribuirli secondo uno schema non ripetitivo...


... fino a riempire tutti i buchi.


Ed ecco terminata la posa. Un autentico pavimento medievale importato dalla Spagna moresca decora adesso la Domus, che si va arricchendo sempre più!
Il padrone di casa, infatti, ne approvitta subito per fare due passi...


Secondo lui alcune piastrelle traballano e rischiano di rompersi, inoltre vorrebbe che i piedi scivolassero meglio sulla superficie. Stendo quindi uno strato di smalto trasparente che renderà più resistente e brillante il pavimento, con l'unica raccomandazione di lasciarlo asciugare per bene prima di camminarci sopra.


Ma oltre ad essere mercante di professione, il nostro committente fa anche orecchie da mercante...



MATERIALI:
sabbia, frammenti ceramici, mattone, colla bianca, smalto trasparente
STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, spatolina, carta abrasiva, sega, seghetto, Dremel con disco da taglio diamantato, matita, righello, pennello
MISURE (in cm):
piastrelle in cotto: 0,9 x 0,9 x 0,15;
olambrillas: 0,2 x 0,2 x 0,15;



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