Costruzione 225: Le quadrifore (prima parte)

30/12/17 | ۩ |

Inizio a scrivere questo nuovo post senza sapere esattamente se riuscirò ad esaurire l'argomento in un'unica pubblicazione. Probabilmente no, a giudicare dalla quantità di foto accumulate.
La costruzione della struttura architettonica si mescola infatti con il montaggio degli infissi, per cui le due cose non sono separabili e le riproporrò così come appaiono nella sequenza fotografica.

Ovviamente, come già chiarisce il titolo del post, stiamo parlando della costruzione delle due grandi quadrifore della facciata principale, che rappresentano le aperture principali della caminata (ovvero il salone principale all'interno del quale è posto il camino).

La situazione generale all'inizio dei lavori è la seguente:



Il paramento esterno è praticamente terminato, mentre all'interno manca ancora buona parte della muratura, così come la copertura dei vani finestra. L'unico elemento presente dentro le arcate della facciata sono i pilastrini laterali, che indicano l'altezza complessiva delle colonne e serviranno da appoggio per gli archetti.

Ma prima di iniziare la costruzione, vediamo da dove ho preso ispirazione per la costruzione delle quadrifore.

1 - Il progetto 


Fondamentalmente la mia documentazione proviene da tre fonti: osservazione diretta, ricerche su internet e consultazione di testi cartacei.
A proposito della prima, alcuni esempi di finestre medievali (più o meno restaurate) sono ancora osservabili in varie parti della città antica e anche nei dintorni. Eccone alcuni esempi:



Gli elementi decorativi quali archetti, colonnime e ghiera sono quasi sempre realizzati in marmo, mentre per il riempimento della lunetta vengono utilizzati mattoni o la normale pietra di promontorio. Spesso al centro della lunetta è posto l'oculo, che si presenta in fogge molto variabili. Questo mi convince a differenziare anche le mie quadrifore realizzando oculi leggermente diversi tra loro.
Su internet si trovano parecchie foto di queste strutture, alle quali ho attinto a piene mani facendo ovviamente attenzione che si riferissero all'area genovese.

L'apporto decisivo però viene dai vari volumi consultati in biblioteca o acquistati nelle librerie locali. Tre su tutti:
  • Una città portuale del medioevo - Genova nei secoli X-XVI, di Grossi Bianchi e Poleggi. (introvabile, preso in prestito e assorbito atomo per atomo);
  • Manuale del recupero di Genova antica (la bibbia di base sulla quale ho iniziato i lavori);
  • La scoperta della città medievale - L'attività dell'Ufficio di Belle Arti e Storia del Comune di Genova (1907-1942), di Lucina Napoleone (acquisto più recente e molto interessante per le foto e i disegni riprodotti, due dei quali riporto qui sotto);

Il risultato finale è una sorta di mix di tutto quanto visto e letto, da cui viene fuori questo studio preliminare a matita:


Gli elementi ci sono già tutti, anche se si tratta più che altro di una dichiarazione d'intenti. Al momento di costruire la finestra, infatti, apporterò varie modifiche al progetto, giustificate dalle dimensioni del modello e dalla scelta dei materiali.

2 - Colonne e capitelli


E' il caso delle basi per le colonnine, che a differenza di quelle delle trifore d'angolo saranno realizzate con lo Sculpey. Già avevo fatto fatica a tagliare nella pietra artificiale i quattro pezzi delle altre finestre, ma in questo caso tutte e cinque le colonne di entrambe le finestre saranno dotate di base!
Decido quindi di procedere per elementi separati,  realizzando i 10 tori a partire da altrettante sferette di plastilina. Le basi quadrate invece vengono ricavate da un lungo parallelepipedo di materiale già cotto (ricordo i tempi di cottura per chi non avesse letto i capitoli precedenti: 15 minuti in forno a 130°C).


Le prime ad essere collocate sono quelle delle colonne esterne che poggiano direttamente sulla cornice marcapiano e che vengono subito caricate con le colonne, realizzate questa volta in due pezzi (per la costruzione dei fusti vi rimando QUI).


Questa scelta è data dal fatto che un materiale plastico come lo Sculpey risulta facilmente deformabile, soprattutto nel caso delle colonne centrali che sono libere da qualsiasi appoggio. Unendo due segmenti più corti questo effetto viene notevolmente ridotto, anche se il montaggio risulta più complesso.


Il cambio di materiale coinvolge anche i capitelli, che vengono realizzati con la stessa tecnica già usata in precedenza ma a partire da blocchi di Sculpey precotti. Il tutto in tempi decisamente più rapidi grazie alla maggiore morbidezza.
La resa del dettaglio non è perfetta come quella della pietra artificiale, ma per il momento mi accontenterò. Evitare che le vibrazioni del mini-trapano mi provochino una tendinite al braccio mi sembra già un risultato soddisfacente.
E se in futuro mi verrà voglia di sostituirli, non sarà un'impresa così difficile...




Nel frattempo anche la struttura interna va prendendo forma con il completamento del pilastro centrale e il raggiungimento del livello d'imposta degli archi di entrambi i vani finestra.
Le colonne per ora sono fissate solo al davanzale con una goccia di colla, e come volevasi dimostrare tendono ad inclinarsi in tutte le direzioni, anche perché prima di essere bloccate dagli archetti passano ben due mesi, durante i quali resto lontano dal cantiere...




Al mio ritorno, dopo qualche tentativo infruttuoso di realizzare gli archetti sia con la pietra artificiale che con lo Sculpey (li vedremo più avanti), decido di cambiare obiettivo e mi dedico alla costruzione degli infissi.

3 - Gli infissi in legno


Parto quindi con il montaggio dei telai, costruiti su misura per le aperture della facciata (una delle due è più larga di mezzo millimetro).
L'iniziale ripartizione degli spazi prevede la realizzazione di un ordine di quattro ante mobili inferiori e quattro superiori più basse, la cui altezza viene ulteriormente ridotta fino ad ottenere semplici riquadri privi di sportello.



All'interno di ogni riquadro è inserita una cornice romboidale i cui spigoli sono tangenti ai quattro lati, e che è mia intenzione riempire con qualche materiale trasperente che renda l'effetto del vetro.

Come si vede dalle foto, lavoro contemporaneamente agli infissi delle quadrifore e a quello della seconda trifora, cercando di ottimizzare i tempi in una sorta di catena di montaggio.


Ah, vi dico subito che in questo caso la documentazione è praticamente inesistente, mancando qualsiasi riferimento reale di finestre medievali genovesi che si siano conservate fino a noi. L'ispirazione generale viene dalle tante documentazioni iconografiche dell'epoca (miniature, affreschi, ecc.) e dal fatto che in fondo gli infissi interni (quando c'erano) non dovevano essere molto diversi da quelli dei secoli successivi.
L'unica reale differenza è rappresentata dal fatto che a metà del '300 l'uso del vetro non era ancora molto diffuso e restava prerogativa di edifici pubblici e religiosi. Inoltre lo scopo delle vetrate (carissime) era principalmente decorativo, proprio come i rombi delle mie finestre.

Comunque, dopo aver costruito anche tutti i telai degli sportelli, procedo con un nuovo test di montaggio per verificare che le dimensioni della cornice non abbiano subito variazioni.



Tutto a posto. Possiamo procedere con il taglio e l'inserimento della rete metallica, così eviteremo che piccioni e fringuelli entrino a rubarci il pane!


La foto a sinistra rappresenta un primo tentativo. Fallito, visto che il reticolo non risulta uniforme. La maglia metallica infatti è molto elastica, e se le misure non coincidono al 100% si stira in lungo e in largo, dando come risultato questa discordanza di linee.
Con un pizzico di attenzione in più riesco a completare tutti gli sportelli e a fissare la rete con le piccole traverse orizzontali. Per semplicità, ogni sportello è riempito da un'unica striscia, e le traverse hanno un ruolo puramente estetico.


Assolutamente pratiche invece sono le maniglie per l'apertura delle ante, collocate sul lato interno degli sportelli dopo aver effettuato un micro-foro con il Dremel.


E ora passiamo alla fase successiva, ovvero la verniciatura. Una doppia mano di smalto mi permetterà di scurire i diversi tipi di legno (ne ho usati ben tre), dando al tutto un aspetto più uniforme.


Dopo la verniciatura devo ripassare tutte le superfici con la lima per eliminare gli eccessi di smalto e far sì che gli sportelli possano aprirsi e chiudersi correttamente. In questo modo alcune parti perdono la patina scura, ma la finestra assume un aspetto più "vissuto" che non mi dispiace affatto... anche se non tutto va liscio come vorrei. Infatti, non ho ancora montato gli sportelli che già sono costretto a restaurarne uno...


Ed ecco qua il primo pezzo quasi completato.


Perché "quasi"? Cosa manca ancora? Beh, ovviamente i cardini, altro elemento per la cui realizzazione dovrò armarmi di pazienza e che mi porta a rovistare nelle mie scorte di materiali (leggi: rifiuti) alla ricerca di qualcosa di utile.
Durante questa ricerca viene fuori un pezzo di vetro smerigliato che non ricordavo neppure di avere. E' decisamente fuori scala per essere inserito nella Domus, ma per colore e aspetto sarebbe perfetto all'interno dei riquadri delle finestre...
Provare non costa nulla, giusto?



Eh sì, nonostante ecceda lo spessore della cornice, ci sta proprio bene.
Il taglio del vetro mi coglie impreparato, ma con qualche scarto riesco ad ottenere un numero sufficiente di piastrelle incidendo la superficie con il disco diamantato.
A questo punto mi piacerebbe alternare i rombi ad altri pezzi di diverso colore con cui riempire i triangoli laterali...
Approfittando di una giornata al mare raccolgo un po' di "vetrini" colorati lungo la riva come si faceva da bambini, ma il risultato stavolta non convince (difatti non scatto neppure una foto).
Pazienza, non può andare sempre bene! Per ora vado avanti con il riempimento dei riquadri, poi si vedrà.

Nel frattempo però si presenta un nuovo problema: l'altezza dell'infisso è tale per cui, collocandolo sopra il davanzale, i vetri verrebbero occultati all'esterno dagli archetti.
Non avrò mica fatto tutto questa fatica per poi montarli dove non si vedono?
La soluzione è tanto logica quanto drastica: demolizione del davanzale, con conseguente abbassamento di tutta la finestra.


Se guardano la foto qui sopra vi viene da pensare che si tratti un'operazione rischiosa e complicata, non sbagliate. Nonostante questo, riesco a portarla a termine senza fare troppi danni, e un'ulteriore prova di montaggio me ne dà ragione.





Bene. Possiamo andare avanti.
O no?
Ecco... come temevo, questo post si sta allungando un po' troppo, per cui forse è meglio salutarci qui, che dite?
Vi do appuntamento per la seconda parte su questa stessa pagina... ma niente date, che la realtà è troppo soggettiva per porsi limiti precisi. Diciamo che ci si vede l'anno prossimo.

Buon Anno Nuovo a tutti!


MATERIALI:
Sculpey, listelli di legno, maglia metallica, fil di ferro, colla da contatto, colla istantanea, smalto per legno

STRUMENTI:
tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, Dremel con trapano, punte diamantate e disco da taglio, cutter, righello, lima, punteruolo, martello (per la demolizione), pennello

MISURE (in cm):
apertura esterna
larghezza: 5,5; altezza fino all'imposta dell'arco: 6,2; altezza totale: 9,9
colonne
altezza complessiva: 6,2
tori + base: 0,2 + 0,2; larghezza: 0,4
infissi
larghezza totale: 6
altezza totale: 7
altezza sportelli: 5,2
riquadri superiori: 1 (larghezza) x 1,1 (altezza)
vetro:  ± 0,7 x 0,7 x 0,4



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